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Giornate tipo, in casa.

Nel 95% dei casi, e indipendentemente dalle condizioni meteo, usciamo ogni giorno per almeno 2-3 ore, quando "va male", e viaggiamo spesso.

E’ stagione. Piove, in molti posti fa anche parecchio freddo. Le giornate sono più corte, anche se andiamo verso la primavera, ma qui da noi a Roma capitano già mattine in felpa e tramonti alle 17.00. Solita domanda: che fate quando siete a casa? Le risposte, scontate o presunte, sono sempre connesse al pensiero medio, quello standard: televisione, noia sul divano con le occhiaie, bimbi o ragazzi abbandonati al loro destino e confinati per ore davanti ai tablet, solitudine, quarantena… che in tempi di Coronavirus ci starebbe pure bene.

In questo post, sfatiamo qualche mito, condividiamo qualche idea e proviamo a suggerire cose da fare, essendo così tanto sentito il problema di dover trascorrere qualche giornata a casa, magari tutti insieme. Significa sempre ognuno per conto suo nello stesso posto, senza ledere l’individualismo degli altri membri della famiglia? Secondo noi, no. Spesso, proprio questa – la mancanza di fantasia, di coraggio, di dedizione, di comunione, di carità, di aiuto, di supporto, di condivisione – è in testa alle scuse, chiamiamole ragioni, che determinano la scelta irreversibile e indiscussa della scuola per i propri figli. Prima è, meglio è, perché… “a casa con me che fanno?”. A me capita ogni giorno di essere in difetto su tutto, di saperlo, di non riuscire a correggere tante cose di me che vorrei fossero diverse da come sono, eppure cammino sulla mia strada, vivendo l’esperienza continua di imparare ad accettarsi per quello che si è e ad amare i propri limiti. Lo sappiamo tutti che non è così e sappiamo anche che il problema più diffuso, in tanti casi, è proprio la relazione stretta e diretta tra il (semplifico) voler mantenere un certo stile di vita, il proprio status, l’immagine, la faccia e l’egoismo:

“Chi vuole salvare la propria vita, la perderà, ma chi perderà la propria vita per causa mia, la salverà.” – Lc 9,24.

Tanti ricchi, sempre pieni di “bisogni”, di desideri insoddisfatti, di cose da fare e da comprare, mi rispondono che i figli bisogna mantenerli e che quindi loro non si possono permettere di non lavorare o di lavorare poco, meno. Figlio unico, quando ci sono un fratello o una sorella, spesso, c’è stato un problema o una scelta votata al duetto e sto. Il fine settimana, per cui, meritato riposo e svago. Logico, no? Tanto i figli poi se ne vanno, aggiungono. Certo. E fino a quel momento che si fa? Le valigie?

Una delle proiezioni mentali più diffuse riguardo all’homeschooling, purtroppo, ormai lo sappiamo, è che questi ragazzi – indipendentemente dall’età e dalla numerosità della famiglia – siano dei viziati, degli spostati, dei privilegiati – per colpa della famiglia che li lascia vivere in una campana di vetro – incapaci di socializzare e di affrontare il mondo. Un paio d’anni fa, al parco sotto casa, una signora – il cui figlio giocava con qualunque cosa trovasse nella sacca dei giochi del mio, senza aver portato niente con sé da condividere con gli altri bambini – mi lasciò parlare per mezzora e poi mi disse: “Almeno, così sappiamo sin d’ora chi sono i somari del futuro.” Se ne andò senza neanche salutare, lei che a scuola …probabilmente c’era andata?

Fine della digressione. Scusate, chi mi conosce bene sa che sono un’instancabile bacchettona che spacca il pelo in quattro e che non ama relazionarsi agli altri col sorriso di circostanza. Io sono quello che penso. Chissà, magari è anche per questo che i miei lettori mi leggono. Perché deluderli? Dacci oggi la nostra ___ziata quotidiana… Così ricordo tante cose anche a me stessa.

Tagliamo la testa al toro. A seguire, qualche foto senza descrizione. Potete lasciare domande o commenti su ciò che a vista vi interessa. Prima però, anche per non sembrare degli alieni scettici, disinteressati e ignari del mondo presente, vi dico che:

1. anche noi facciamo uso del tablet, per app e giochi educativi, per 2-3 ore alla settimana in tutto;
2. non guardiamo la tv, ma film d’animazione, film sceltissimi o documentari sì (in media un’ora e mezza al giorno);
3. invitiamo spesso altre famiglie a casa nostra.

Nel 95% dei casi, e indipendentemente dalle condizioni meteo, usciamo ogni giorno per almeno 2-3 ore, quando “va male”, e viaggiamo spesso. Al di là del benefico effetto che si ha nello stare all’aria aperta o “nell’andare in giro per il mondo”, uscire spesso quando siamo a casa ci aiuta a cogliere spunti, a copiare, a trovare l’ispirazione per molte cose, a lasciarci investire dalle sorprese, dagli incontri, a educare lo spirito di adattamento, ad apprezzare la natura e la realtà, ad educare i sensi… un tesoro di cui fare memoria che nelle giornate più fredde e più corte può diventare un patrimonio!

Non scrivo altro, in caso chiedete. Per darvi un orientamento sul tipo di età, che per me conta meno del 10% anche in caso di famiglie con più figli di età diverse, le foto che trovate qui vanno dai 10 mesi d’età circa a oggi. Per ovvi motivi di privacy, non sono state comprese in questa raccolta immagini che contengano altre famiglie o altri bambini, che rappresentano per noi un’altra ricca parte di intrattenimento e apprendimento in house. Samuele ha compiuto 4 anni lo scorso 26 novembre.

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