Education a 360° Linguaggio e lingue Secondo noi

Attenzione alle premesse: “alunno” e “studente”.

Le parole sono importanti e le premesse pure. Chi è "alunno" o "studente" secondo il vocabolario? Il linguismo è materia fondamentale e propedeutica anche in ambito legislativo, soprattutto se si parla di istruzione parentale, dove non esistono né "alunni" né "studenti".

Negli anni ’40, quando si fece la Costituzione della Repubblica, gli autorevoli giuristi, prima di approvare in via definitiva la proposta legislativa, passarono il testo ad un gruppo di linguisti, per renderlo più corretto. Anche per questo motivo, oggi sappiamo che la lingua, il vocabolario, non sono mai irrilevanti. Le parole sono importanti. Il loro significato è profondamente legato alla realtà dei fatti e delle cose. Trascurare l’origine, la derivazione, l’attribuzione e quindi il vero significato di una parola, vuol dire spesso uscire di strada. Oppure restarci.

Se è vero come è vero che le parole sono importanti – in un mondo sempre più teso unicamente all’imperfetto e al “tu”- lo sono anche le premesse. Oggi vi invito a riflettere su due parole ricorrenti nell’ambito del dibattito legato alle normative che regolano l’istruzione parentale o che sono ad essa legate per ragioni “secondarie” o conseguenti, quale l’obbligatorietà (veramente e inequivocabilmente tale?) di sostenere l’esame annuale: “alunno” e “studente”. Di seguito gli screenshot di quello che dice Treccani on line a riguardo.

Fatta la premessa, invito tutti i nostri lettori in istruzione parentale (soprattutto quelli che NON sono MAI andati a scuola) a chiedersi da quale normativa/legge/obbligo si ritengano effettivamente toccati, laddove la premessa di una qualunque frase di norma sia costituita dalle parole “alunno” e/o “studente”.

Con questo post, che riteniamo piuttosto semplice come breve introduzione, apriamo su questo blog un costruttivo dibattito – per chi lo volesse – tra famiglie, scuole e istituzioni, entrando quanto più possibile nello specifico delle norme che regolano l’istruzione parentale. Il motivo per cui riteniamo sia utile farlo, in particolare in questo momento storico di grande confusione, non è quello di sollevare una frangia sovversiva di gente che alza muri contro la scuola o che si arroga diritti senza doveri, ma quello di ricostruire un puzzle (che a nostro parere ha sparso pezzi in giro, perdendone alcuni), possibilmente insieme e ripartendo dalla cornice. Se non sappiamo di che parliamo tutto diventa complesso, incluso il fatto di potersi comprendere e aiutare.

Ad oggi, godiamo di una normativa che ci offre ancora tante possibilità per esercitare – almeno in Italia – quelli che sono diritti (e doveri!) garantiti dalla nostra costituzione (e non solo!) con una libertà significativa e, a nostro parere, piuttosto chiara, sebbene secondo molti soggetta a interpretazione. Interpretare non significa legiferare. Uniformare, standardizzare, diffondere prassi e modalità esecutive, non significa rispondere ad un obbligo, ma può pur sempre rappresentare una pericolosa (o in molti casi opportuna?) premessa per crearlo.

Ma tu guarda se, proprio nel giorno del mio compleanno, dopo parecchie settimane di silenzio, mi viene da scrivere un post del genere! E’ proprio vero che la meditazione, il silenzio, la crisi, le mancanze e il sale della vita, ci mettono di nuovo davanti a ciò che è più vero e necessario: le cose importanti. Siamo stati tutti un po’ distratti forse, ma in fondo è tutto lì. Quella è la vita vera: è fatta di coscienza e responsabilità.

Tanti (46) anni di auguri a me e buona riflessione a tutti.

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