Education a 360° Varie ed eventuali

Regole! Come darsele e come imparare a rispettarle.

I nostri figli, scolarizzati o meno che siano, impiegheranno tutta la vita a cercare di imparare a rispettare le regole perché sono esseri umani come noi.

Ci sono due classiche obiezioni che vengono fatte a chi pratica educazione parentale e, generalmente, provengono sempre da chi sa poco o nulla su questo argomento, ma in compenso è sicuro che questa via – che non lo riguarda – implichi necessariamente uno stato di disordine, se non addirittura di anarchia. Tradotto: “Quei figli cresceranno sicuramente sapendo fare solo ciò che vogliono, come vogliono e quando vogliono”. Brutalizzato: “…’Sti ragazzi finiranno per fare sempre come gli pare e piace”. Grande scoop, perché verrebbe da dire che da un lato è proprio così. Nel libro che sto cercando di far arrivare sul mercato entro le prossime due settimane, mi sono dedicata in più parti al tanto temuto tema della disciplina. Secondo la nostra esperienza diretta, ad oggi vale il comun pensiero secondo cui:

SENZA SCUOLA NON ESISTE DISCIPLINA E COMUNQUE NON SI OTTIENE CERTAMENTE CON L’HOMESCHOOLING.

Leggete almeno sette volte quest’ultima frase e ditemi se secondo voi è un’equazione credibile.

Prima di tutto, guardatevi intorno. La maggior parte di persone che ognuno di noi conosce è andata a scuola. Sono/siamo sempre e assolutamente tutti “disciplinati”? Tutti rispettano/rispettiamo le regole o seguono/seguiamo le norme? Io rabbrividisco al pensiero di potermi ritenere così “brava ed educata”. Nessuno di noi lo è. Nessuno di noi lo fa mai pienamente fino in fondo. E, nel nostro cuore, oltre che in coscienza, lo sappiamo benissimo. Vorremmo, lo diciamo, ci professiamo sempre onesti, civilmente perfetti, garbatamente educati, ma ci conosciamo. Li vediamo tutti i nostri difetti quando ci confrontiamo ogni giorno con la nostra immagine riflessa nello specchio del lavabo del bagno, tra gli schizzi di dentifricio vecchi e nuovi. Anche noi, come tutti, spesso e volentieri le regole non le condividiamo, non le vogliamo, non le osserviamo. Pure tu. Tu che stai leggendo, ti vedo, lo so. Sei come me. Sei come tutti.

Ai figli spesso chiediamo quello che noi NON siamo, che non abbiamo potuto essere in passato o che non ci hanno lasciato diventare. E questo lo capiscono molto presto perché dopo la seconda volta che gli diciamo che non si mettono le mani in bocca non smettono più di ricordarcelo ogni volta che ce lo vedono fare. Lo facciamo anche noi. E questo è il punto.

Darsi delle regole e imparare a rispettarle è un’attività che l’essere umano insegue da quando abbiamo notizia della sua esistenza sulla Terra. Dai tempi di Adamo ed Eva. E’ quasi la sua ragione di vita, ciò che lo rende inquieto, teso e sempre occupato a darsi altre regole che facciano rispettare quelle che già ci sono o a cambiare quelle che c’erano con altre che non saranno ugualmente rispettate. Siamo pieni di leggi, di guardie, di eserciti, di soldati, di controllori e governanti, di regole, appunto, eppure non bastano mai. Le regole, come le leggi, non si rispettano. Se fosse sufficiente averle per farle rispettare, passerebbero sempre e solo tutti col verde. E ho fatto un esempio banale. Pensate ai grandi mali del mondo: le guerre, la droga, gli omicidi, i maltrattamenti sui minori, la pedofilia, la tortura… Lasciamo stare. Stavo scrivendo di cose belle.

Tra il darsi delle regole e l’imparare a rispettarle c’è tutta la nostra vita. Non abbiamo altre priorità se non questa. In questa c’è tutto quello che ci riguarda come essere umani perché da questa dipendono la nostra capacità di amarci gli uni gli altri, di condividere, di collaborare, di accogliere, di capire, di conoscere, di vivere, di essere felici, di essere liberi, di essere veri. Probabilmente però, per non dire sicuramente, moriremo senza poter mai dire di aver imparato a rispettare le regole. Ma di averci provato continuamente sì. E infatti siamo tutti pellegrini.
Quali sono “le regole” lo sappiamo già tutti. Non andiamo in giro per la città tenendo in mano il codice civile o quello penale. I dieci comandamenti sono più che sufficienti, sono le istruzioni di base per “vivere sereni”. Sono brevi, semplici e universali. Eppure… niente da fare. Continueremo a pensare che è tutta colpa dell’homeschooling, della scuola, della famiglia, del passato, dei brutti ricordi, del vicino di casa, di un padre poco severo o di una madre che se n’è andata con un altro quando eravamo piccoli. E’ sempre colpa di qualcuno o di qualcosa. Devo ancora incontrare una persona che non mi dica che per colpa di qualcosa che gli è successo o di qualcuno che ha incontrato… eccetera, eccetera.

I nostri figli, scolarizzati o meno che siano, impiegheranno tutta la vita a cercare di imparare a rispettare le regole perché sono esseri umani come noi. E, come noi, sanno benissimo che le regole non si rispettano, si conquistano. A un certo punto si desiderano e poi si amano.

Scuola o non scuola, piantiamola per noi e per loro con questa idea che darsi delle regole e imparare a rispettarle significhi alzarsi sempre alle 7.00, cenare alle 20.00 o russare entro le 23.00. E poi magari fumiamo in casa dicendo ai nostri figli che non bisogna fumare. Siamo la specie vivente più sofisticata della Terra. Leonardo Da Vinci, che non è andato a scuola, dormiva poco. Non possiamo avere un obiettivo così asfaltante, dai, anche se non abbiamo inventato niente e ci siamo solo diplomati.

Che vi aspettavate da questo post? La formula magica? Dovevate andare sul sito di Vanna Marchi allora, se ancora esiste. Ciao bacchettoni!

 

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