Diario Di Bordo Vacanze e Viaggi

Dolomiti, fun bob e mille playground, a un passo dal Vajont

Abbiamo subito esordito, il primo giorno, con una gita da mattina a sera alle Tre Cime di Lavaredo, patrimonio dell'umanità UNESCO, un capolavoro della natura, uno dei più bei luoghi delle Dolomiti e di montagna, in generale.

Non pensavamo di farcela e invece siamo partiti anche stavolta. Improvvisando da un giorno all’altro, abbiamo fatto una scappata di pochi giorni sulle Tre Cime di Lavaredo (clicca qui) con un paio di amici umbri, dal 5 al 9 Agosto.
Innanzitutto, abbiamo viaggiato di giorno facendo più tappe e ravanando un po’ di pazienza nel traffico di punta. A volte non fa male neanche a chi cerca di viaggiare fuori stagione come noi o di dribblare i grandi esodi.

Siamo arrivati al nostro albergo d’appoggio a Sesto, l’InnerKofler (clicca qui per visitare il sito) in prossimità della cena verso le 19.00 e abbiamo cenato di corsa perché da quelle parti entro le 19.30 bisogna sedersi a tavola, altrimenti ci si rivede a colazione.
A dieci metri dall’hotel, c’è un piccolo parco immerso nella natura con tanto di casa sull’albero e giochi realizzati con la materia prima del posto. Plastica praticamente nulla, tutto legno a chilometri zero e un bel cartello di divieto “cacca cani”. Samuele ha subito apprezzato, non tanto il cartello quanto il parco. Ecco qualche foto.

Abbiamo subito esordito, il primo giorno, con una gita da mattina a sera alle Tre Cime di Lavaredo (clicca qui), patrimonio dell’umanità UNESCO, un capolavoro della natura, uno dei più bei luoghi delle Dolomiti e di montagna, in generale. Circa 20 chilometri a piedi, zaino porta bimbo in spalla, in parte tra rocce e massi, ombra e sole, salite e discese, fame e sete, percorsi tutti a bocca aperta, guardando in giù e in su, con l’impotenza di chi riconosce di non somigliare neppure a un granello di quella secolare polvere impressa sotto alle scarpe fino a sera. Un’escursione memorabile che ha segnato l’esordio montano di Samuele a due anni e otto mesi, oltre ad avermi consentito di immortalare mio marito in pose stoiche da D-MAX, raramente visibili in una casa priva di rocce. Consigliamo caldamente a tutti gli amanti della montagna, anche con bimbi piccoli, di farsi coraggio e affrontare questa meravigliosa e rischiosa sfacchinata perché ne vale veramente la pena. Magari meglio arrivarci un po’ allenati perché il passo tra le rocce è veramente tosto, soprattutto con venti chili in più, oltre al proprio peso, da portare sulla schiena. Comunque, non potevo non immortalare anche questa esperienza. Eccone un risultato parziale…

Cosa dire dei successivi giorni? Un turbine di attività sempre nuove e diverse in posti stupendi, uno più bello dell’altro, con tantissime occasioni per far stare i bambini in compagnia e per farli giocare nella natura. Ogni montagna propone meravigliosi playground realizzati con materie prime del posto e piccoli villaggi montani a misura di bimbo. Perfino lungo la pista ciclabile di 44 chilometri (da non perdere assolutamente!!) si incontrano mille occasioni di sosta per esplorare parchi avventura e a tema, acqua fun e playground di ogni genere e dimensione. Fare un resoconto dettagliato dei singoli posti o parchi che abbiamo visitato sarebbe difficile. Io non avrei il tempo di scrivere tutto e voi non avreste il tempo di leggere, quindi vi lascio alcune note sintetiche per orientarvi verso un’esperienza che coinvolga tutta la famiglia su più fronti, in base al tempo che avrete a disposizione, nel caso doveste imbarcarvi in questa avventura. Se siete gente che come noi non si risparmia, perché viaggiare significa crescere, imparare, scoprire e condividere, anche in pochi giorni riuscirete a fare tanto, quindi partiamo!

  • Pista ciclabile (clicca qui per le info)
    44 chilometri di magia! Pulita, ordinata e comodamente percorribile per il falso piano leggermente in discesa: passare una giornata sulla pista ciclabile è stato lo spunto che ci ha fatto immaginare di trascorrere almeno sei mesi all’anno in questi posti meravigliosi. Lungo la pista potete fare soste di ogni tipo, adatte a tutta la famiglia: punti ristoro, bellissimi parchi con playground di ogni genere e percorsi avventura perfino per adulti, da fare con i bambini o anche da soli. Non rinunciate a vivere questa esperienza e non sottovalutatela perché anche i bambini (per i quali troverete qualunque mezzo di percorrenza possibile in base all’età, dal trasportino su gomma – come noi – ai seggiolini piccoli o grandi, dai cammelli con pedalata assistita a biciclette di ogni tipo e dimensione, tutte leggerissime) vi ringrazieranno. Dovete solo scegliere tra uno dei tanti noleggi bici e cominciare a pedalare! Se non volete fare il falso piano in salita al ritorno, che richiederebbe comunque almeno altre 3 ore e mezzo circa di rientro, prendete il treno per tornare alla base. In stazione c’è il ritiro delle bici, se le avete noleggiate. Se invece le portate da casa, occhio ai treni dedicati al rientro con bici al seguito, perché non tutti vanno bene. Ciò detto, ci ha molto colpito (non necessariamente in senso positivo di questi tempi) anche la semplicità automatica con la quale, attraverso la pista ciclabile, si passa il confine con l’Austria senza nessun controllo… °_°
  • Parco Olperl sul Monte Elmo (clicca qui per visitare il sito)
    Il parco Olperl è un bellissimo parco divertimento APERTO OGNI GIORNO GRATUITAMENTE. Parte direttamente dalla stazione a monte della funivia del monte Elmo ed è costituito da un percorso ad anello, lungo 1,5 km, dal quale è possibile scoprire 10 punti tematici e ammirare le Dolomiti di Sesto. Immancabile, soprattutto per i più piccoli, l’esperienza da fare lungo il percorso sensoriale a piedi nudi. Il godimento di Samuele che si immergeva nel fango fino alle cosce con la faccia nauseata e un occhio chiuso per lo schifo resterà per sempre un ricordo indelebile di questo viaggio nella mia memoria. 10 e lode anche al villaggio montano ricostruito in miniatura, con anche il dettaglio degli arredi delle case e con animali veri a disposizione della curiosità dei bambini, nonché al rifugio: si mangia benissimo e c’è una vasta scelta culinaria, locale, tradizionale o a richiesta. Anche questa è una tappa da non perdere e alla quale dedicare anche una giornata intera.
  •  Fun bob di San Candido (clicca qui) e di Lienz (clicca qui)
    Al fun bob di Lienz siamo arrivati in bici alla fine della pista ciclabile e abbiamo apprezzato il fatto che da queste parti se dicono una cosa è quella: ci volevano tre anni compiuti e Samuele ne aveva ancora due e otto mesi. Lo abbiamo visto da valle senza poterci andare e mentre iniziava a piovere, cosicché anche il nostro campione ha accettato l’alternativa di un gelato al coperto dalle parti della stazione. Non abbiamo mancato però la discesa di San Candido, con il fun bob ai Baranci: io da sola e Marco con Samuele (con me si sarebbe annoiato perché rispettavo tutti i segnali e frenavo in continuazione). Mai stata su un fun bob, non sapevo neanche cosa fosse! Da genitori si torna bimbi e ci si rende spesso conto di quante cose non avevamo mai fatto prima e di quante migliori occasioni e maggiori ragioni ci siano per farle dopo. Da segnalare che quello di San Candido, quando siamo saliti nel pomeriggio recava 90 minuti di coda per scendere, ma in condizioni normali, arrivati in cima, 90 minuti non bastano neanche per guardarsi attorno. Qui c’è addirittura una cittadina di legno in miniatura per bambini con tanto di case sugli alberi, ufficio postale, factory, chiesetta, laboratorio artistico, mulino e quant’altro. Ogni spazio e ambiente è gratuitamente dotato di accessori, di giochi a disposizione, di attrezzi da lavoro, di tutto quello che serve, insomma. C’è anche una discesa su ciambella, anch’essa preclusa ai minori di tre anni, qualche gonfiabile, tappeti elastici immersi nel verde e il simpatico rifugio del gigante, un posto in cui rifocillarsi tra scarponi formato extra, slitte enormi e grandissimi attrezzi di ogni tipo. Quel giorno, Samuele ha pianto disperatamente per circa 40 minuti perché era impaziente di scendere con il fun bob e non capiva perché doveva aspettare tutto quel tempo per salirci sopra e partire. A un certo punto, era talmente disperato che non riusciva a godersi niente se non la concentrazione che aveva totalizzato su quella che stava maturando come una terribile delusione. Quel giorno ha imparato a capire cos’è una fila, perché si fa e come. Non ci siamo soltanto divertiti. Abbiamo pianto, siamo cresciuti.
    Prima di abbandonarvi alla coraggiosissima discesa passate a salutare le renne (clicca qui), gelosamente custodite e mantenute su queste montagne per favorirne la riproduzione e la preservazione.

Sulla via del ritorno, non lontani da Longarone, abbiamo deciso di andare a visitare la diga del Vajont non sapendo cosa avremmo trovato. Ci siamo resi conto di quanto la realtà superi qualunque ricostruzione documentaristica o cinematografica fatta sino a oggi. Vedere in prima persona le dimensioni fisiche di quella diga, di quelle montagne, di quel paese ricostruito solo in parte e ascoltare la testimonianza diretta di chi è scampato a quel disastro solo perché quella notte non c’era, è stata la (in)degna conclusione di questa breve avventura. Bisognerebbe farlo sempre per dare un senso maggiore alla vita, alle cose e alle esperienze. Ogni volta che si torna da qualcosa di bello, bisognerebbe sempre passare per qualcosa che non c’è più. Tornare su un luogo della memoria. Noi ci siamo passati e quello che abbiamo visto ci ha profondamente toccati e commossi. E’ presente sul posto un’associazione di volontariato, messa in atto da alcuni superstiti di quella disgrazia, che ancora oggi si battono strenuamente per continuare a far luce su tutta la verità di quella tragedia annunciata, che organizza delle visite guidate, a pochi euro, della durata di circa 45 minuti. Lungo tutto il percorso, vi accompagnano delle bandierine colorate con i nomi e l’età dei tanti bambini morti sotto a quella montagna d’acqua. 9 Ottobre 1963: 1910 sono le vittime (rinvenute); 487 sono i bambini con meno di 15 anni. Andateci.
Abbiamo mangiato pappardelle al cervo a Longarone prima di ripartire da un posto dal quale vedere la diga in lontananza. Quella è rimasta lì, non si è mossa di un millimetro. E’ ancora viva.

Stiamo lavorando al lapbook di questo viaggio che, come sempre, troverete su questo blog appena possibile, ma abbiamo riportato così tanti oggetti da schedare che ci vorrà sicuramente un po’ di tempo. Meglio così: lavorare a lungo sulle cose aiuta a mantenerne vivi il ricordo e la partecipazione. Buona riflessione.

Cosa non ho scritto e vi interessa sapere
Chiedete e, al solito, se posso vi sarà risposto.

 

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