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Homeschooling al tempo del Covid.

Proprio in questi ultimi giorni, abbiamo deciso di "cambiare regime" per poter dare - a chi lo desidera davvero - un maggior supporto famigliare personalizzato e di sostanza.

I tempi cambiano, come le condizioni, le cose e le situazioni. Prima di questa pandemia ricevevo 2-3 mail al mese da parte di persone e famiglie genuinamente interessate all’istruzione parentale e all’homeschooling. Oggi, dalle prime difficoltà emerse con la DAD, fino alle nuove norme di contrasto al propagarsi del contagio assunte dalle scuole in questo nuovo inizio anno scolastico, sono arrivata a riceverne anche 20-25 al giorno.

Per tante ragioni, sono da anni molto esposta sul web. Mi conoscono in tanti. Da più di dieci anni, ho community attive sui social da migliaia di utenti, curo diversi blog, ho avuto tanti incarichi “importanti” in passato qua e là e sono quindi facilmente visibile, ovvero raggiungibile. Da un paio di anni avevo assunto l’incarico di referente di LAIF (l’Associazione Istruzione Famigliare) per Roma e Lazio e quindi avevo ulteriormente appesantito la mia posizione su tutti i fronti. Ho scritto tre libri su tre argomenti diversi dal 2010 ad oggi e questo fa sì che i miei followers e/o lettori storici siano parecchi e provenienti da ambiti della vita, delle relazioni e dei contesti, profondamente differenti tra di loro. Ciò significa che mi scrive la mamma in crisi spirituale con il marito che ha perso la fede e il professore che insegna a scuola ma i figli suoi li vuole istruire a casa.

Scrivendo di quest’ultima categoria (gli aspiranti homeschooler o andanti in cerca di quelle che tutti ormai chiamano con troppa leggerezza alternative alla scuola), per adottare dei criteri di selezione che limitino il tempo massiccio che ormai quest’attività (che ad oggi faccio ancora gratuitamente) mi richiede, ho deciso ad esempio di non rispondere alle mail troppo lunghe o a quelle di una sola riga. Non le leggo proprio, ve lo dico. Non rispondo a coloro che non si presentano neppure, che lasciano nome e numero per essere ricontattati, che fanno lo sproloquio delle loro convinzioni (spesso totalmente infondate), che scrivono “URGENTE” e basta tutto maiuscolo nell’oggetto della mail, che vanno cercando DA ME conferme che nessuno gli può dare, che mi chiedono di certificare rispondendo via mail la modalità con cui hanno scelto di operare nei confronti della scuola cui fanno riferimento per il ritiro dei figli o per le comunicazioni di istruzione parentale… e… e… capite? Avete presente il bordello diffuso che si sta generando sulla mia tastiera? Tutti contro uno, ecco, quello. Non vi voglio male, ci mancherebbe, anzi mi piace che la tribù dell’istruzione parentale emerga finalmente da un tempo dedito all’edonismo e alla pigrizia. Vorrei essere spesso un polpo a 6 teste per poter rispondere ad almeno 24 persone contemporaneamente, ma non lo sono (e, per inciso, non ci voglio neppure diventare). Preferisco le sardine.

Tengo famiglia, ho una vita, abbiamo scelto l’homeschooling quasi nove anni fa ormai e fare questa scelta significa occuparsene. Abbiate pazienza, insomma, ma c’è bisogno di una svolta, almeno a casa mia. In questo post, io vi dico cosa posso fare per voi e come e voi fate come credete. Se non avete voglia di leggere, non mi mandate una mail in quattro posti diversi per chiedermi direttamente cose che qui ora inizio a chiarire, almeno per chi sceglie di eleggermi a sua fonte primaria di riferimento.

Non vi tedio con l’analisi che ho fatto io della situazione attuale dell’homeschooling in Italia, tra chi lo faceva già e chi comincia solo oggi, piuttosto che tra chi lo scambia per quel che non è e chi spera che una comunità educante sia una specie di parco giochi tra il fango, il mare e la natura, dove tutti fanno quello che vogliono.

La confusione regna sovrana ormai da mesi e questo accade per tanti motivi che qui non mi metto a sciorinare. Vi indico però quelli che a mio parere sono i veri punti deboli della vicenda e che fanno sì che almeno per il momento si stia tutti attraversando un guado che non si conosce bene con tanti rischi e forse pochi vantaggi.

1) L’Italia non ha una lunga e/o massiccia storia nell’istruzione privata, intesa come domestica, famigliare o parentale.

Questo fatto in sé non aiuta perché, pur lasciando un attimo da parte i casi particolarissimi di alcune famiglie che si imbarcano in questa scelta per ragioni peculiari, una storia diffusa serve sempre, almeno per tracciare dei precedenti comuni, per capire l’evoluzione dei processi, per orientarsi e così via. Quella storia, che al momento qui da noi non c’è, si comincia a scrivere oggi nel 2020, e non basta un esperto per farlo. L’esperienza di uno o di due è l’esperienza di uno o di due, non quella di tutti. Ognuno fa la sua esperienza, nel posto in cui vive, con le persone che lo circondano, con le scuole che ci sono, con i requisiti che ha, con le abitudini locali, ecc.

Esempio: il dirigente scolastico vi dice (erroneamente) che dovete compilare la dichiarazione/richiesta/domanda della scuola e non potete inviare (sempre con PEC, mi raccomando) la vostra. Voi gli dimostrate (è opportuno farlo?), faldoni e normative alla mano (NON commenti a casaccio su Facebook), che così non è. Inizia, in molti casi, un contenzioso tra voi e la scuola che magari sfocia nel mettere in difficoltà il bambino o il ragazzo quando dovrà fare l’esame, alla fine dell’anno scolastico. E dunque? Che fare? Come farlo e perché? Ne ho testimonianze dirette.
Altro esempio: il bambino o il ragazzo, a comunicazione di istruzione parentale avvenuta, risultano iscritti alla scuola di pertinenza senza obbligo di frequenza… oppure no? Esistono entrambi i casi. Chi ha ragione? Si può fare? Secondo quale norma? E che differenza c’è? Quali conseguenze? Perché accade questo? Cosa dire a uno Stato che, a tutela dell’istruzione obbligatoria di un minore, verrà a verificare proprio a casa nostra la posizione regolare delle nostre famiglie in termini di legge, soprattutto da quest’anno con tutto questo casino?
Altro esempio: scoprite il giorno dell’esame che la scuola homeschooler friendly, con la quale avete intrattenuto rapporti chiari e cordiali per tutto l’anno, non vi fa entrare per assistere alla prova del bambino o del ragazzo. Vi siete scritti per tutta la vita con la PEC e avete preso il caffè insieme, ma niente: il giorno dell’esame non si entra. Che fate? Che succede sul momento? Come è opportuno reagire? E cosa è bene fare?

2) A differenza di altri posti in cui l’homeschooling è maggiormente diffuso e praticato da parecchio tempo, come in Francia o negli Stati Uniti, da noi mancano i punti di riferimento.

Cosa s’intende per punti di riferimento? Uno che ti dice cosa e come ha fatto lui? Sì, benino, ma pochino. Servirebbe anche più di qualche dirigente scolastico che mastica l’argomento da parecchio tempo, bravi insegnanti che si offrono al mondo delle famiglie che scelgono l’istruzione parentale per i propri figli, requisiti iniziali certi e certificati, offerti da fonti credibili (e qui disastro totale: loro mi hanno detto, allora io ho telefonato, oppure su facebook ho letto e allora ho fatto, o ancora mi hanno telefonato gli assistenti sociali e io gli ho risposto che non parlo con nessuno…)

Esempio: come si fa la comunicazione di istruzione parentale da mandare alla scuola? Bella domanda. Si scarica da internet? Dipende. Internet NON è una fonte, è uno strumento. Quella che avete portato alla scuola dove l’avete presa? Chi l’ha garantita nella forma e nella sostanza? E voi ci avete aggiunto del vostro per rendere le cose più semplici o le avete ulteriormente complicate non mandando ad esempio in allegato (per principio?) due righe sulla vostra formazione perché vi hanno detto che non è obbligatorio farlo?
Altro esempio: c’è differenza tra ciò che non possono chiederci e ciò che noi non intendiamo dare perché non è dovuto? Certo che c’è, e tanta anche. Ci conviene? E’ opportuno? Secondo quali e quanti criteri di riferimento? Questo nell’impresa si chiama anche valutazione del rischio o analisi di sistema. Le ideologie sono robe da invasati che, prima o poi, si schiantano. TUTTI, belli e brutti.

3) L’improvvisazione e la fretta sono nemiche del bene, soprattutto quando si tratta di persone.

Ho ricevuto mail in cui, a risposta avvenuta da parte mia, con indicazioni sul da farsi, ho letto: “Va beh, troppo complicato, io intanto lo ritiro poi penseremo ai moduli”. Esistono anche quelli che “fottitene della dirigente, tanto l’importante è che hai mandato la comunicazione con la PEC” o “se non ti fanno entrare all’esame portati via il bambino” o “ci apriamo una scuola parentale nel garage”. Aiuto. A me personalmente, questo modo di fare non piace. Negli ultimi mesi ho conosciuto soggetti e realtà nate (come sempre accade in periodi di crisi) per ragioni speculative, atte a lucrare bellamente, sulla confusione e sulla fretta collettiva da parte di molti di aggiustarsi la vita diversamente, scaricando i figli a qualche associazione neo fondata con raggio d’azione = infinito. Si tratta di realtà che nascono e muoiono (non tutte, purtroppo) e che spesso di homeschooling non sanno proprio nulla, anche se lo scrivono bello grande sul sito e sulla locandina (Roma comincia ad averne una vasta collezione perché si sa che là dove si pesca meglio i pescherecci arrivano). Attenti: la vita passa. Il tempo speso non torna. Fare bene le cose richiede un tempo e un operato di qualità. Evitiamo di ragionare con le nostre categorie da adulti insicuri e condizionati, dominati dall’istinto, dal multitasking e dalla velocità, per appendere la vita di un figlio a un filo troppo sottile. Andrà volentieri un mese in più a scuola se sa che i suoi genitori stanno lavorando al meglio per il suo bene. I bambini non sono scemi.

4) Bisogna sempre distinguere quello che pensate di sapere o avete sentito dire da quella che è la realtà delle cose.

Mi è capito che qualcuno tra i tanti che scrivono se la sia presa perché, magari via mail, non gli ho voluto dire che differenza c’è tra l’homeschooling e la scuola parentale, o perché ho suggerito di fare attenzione a famiglie che mi hanno segnalato una chiara e critica difficoltà economica, o ancora perché ho risposto che rispetto ad una certa domanda banale (es.: vorrei iscrivere i miei figli alla vostra homeschooling) c’è già il dottor Google ampiamente istruito da più parti che indica a tutto il mondo in più lingue che le homeschooling non esistono perché non sono scuole.
Per quanto ci riguarda, nove anni fa, io e Marco entrammo a piccoli passi nel mondo dell’istruzione non sapendo neanche cosa fosse l’homeschooling, come molti voi. Non ci siamo mai sognati di partire dalle risposte. Abbiamo tempestato gli esperti di domande, abbiamo fatto interviste, girato scuole per l’Italia, chiesto consiglio (anche al dottor Google che comunque qualcosina la sa), comprato libri, girato video di qualche ora con approfondimenti di varia natura disponibili da sempre su YouTube e tante altre belle cose.

5) L’indotto delle nevrosi da “basta scuola” che sconteranno un po’ tutti e che penalizzerà anche i veterani dell’homeschooling.

Questo sarà un anno molto duro per la scuola. Si vede da come è cominciata. Ne abbiamo testimonianze dirette quotidiane da più parti e da più attori. Il cerchio di terrore che si comincia a percepire sta stringendo tutti verso il centro: insegnanti, famiglie, bambini, sistema parallelo delle attività di contorno, istituzioni. Sono sempre di più quelli che ritirano i figli dalla scuola. Con questi aumentano quelli che lo fanno perché intanto “basta scuola” e poi si vedrà. Nel mazzo di questi ultimi ci finisce di tutto. Chi fa homeschooling da più tempo sa cosa significa descolarizzare e quanto tempo ci vuole per riuscire a farlo veramente.

Sarà molto dura per tutti, anche per chi come ogni anno, a meno che non sia già noto da tempo alla scuola nella quale andrà a fare l’esame, si presenterà da privatista a “rendere conto” di come ha svolto il suo anno di istruzione obbligatoria. In molti casi, diffidenza, incertezza, orgoglio e pregiudizio, la faranno purtroppo da padroni.
Questo riguarda tutti coloro che hanno già scelto o sceglieranno di fare a meno della scuola per l’anno 2020-2021 avendo figli con età compresa tra i 6 ei 16 anni. Sarà un anno che attrarrà in modalità homeschooling nuove famiglie entusiaste di aver potuto sperimentare e scegliere questa nuova “maniera” di diventare grandi grazie al Covid, ma anche un anno che porterà con sé tante difficoltà dovute a una eccessiva e frammentata dispersione delle informazioni, a una normativa co’ ‘na scarpa e ‘na ciavatta (come si dice a Roma), a famiglie che avranno fatto il passo più lungo della gamba e tanto altro.

COSA POSSIAMO FARE NOI PER VOI?

A parte quello che stiamo già facendo e che continueremo a fare, proprio in questi ultimi giorni, abbiamo deciso di “cambiare regime” per poter dare – a chi lo desidera davvero – un maggior supporto famigliare personalizzato e di sostanza. Dedicando a ognuno un tempo esclusivo, garantito a priori dalla presenza e assistenza al bisogno di un legale esperto in diritto scolastico, potremo aiutarvi ad essere maggiormente preparati da subito nella scelta dell’homeschooling, riducendo al massimo il rischio di incorrere poi in situazioni di disagio, a cose fatte e ad anno concluso, ben più faticose e articolate da gestire. Accanto a questo, mettiamo la nostra esperienza di genitori homeschoolers, di imprenditori creativi e di esperti nella gestione di risorse umane.

E’ gratis? NO. Non riusciamo più a garantire gratuitamente a tutti quello che prima facevamo pro-bono (partendo almeno da un livello base di conoscenza dell’interlocutore) un paio di volte al mese.

Voi ci mandate il vostro quesito dalla pagina contatti (cliccate qui) e noi vi rispondiamo con le condizioni e le modalità alle quali possiamo aiutarvi, in base alla vostra situazione specifica. Per tutti gli altri c’è il ping pong su internet o i commenti di facebook.

E comunque non finisce qui…

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