Diario Di Bordo Education a 360° No school 3-6: che fare? Varie ed eventuali

Homeschool Room 3-6

Un luogo in cui i bambini hanno la stessa libertà, capacità e possibilità di muoversi e interagire con cose e persone, allo stesso modo di un adulto. Non è la loro stanza a dover essere adeguata nel tempo, ma l'intera casa.

Com’è fatta e organizzata la camera di un homeschooler? E come si progredisce nella scelta di quando, di come e di cosa cambiare?

Negli Stati Uniti, e in molti altri Paesi del mondo in cui l’homeschooling è molto diffuso, esistono molte mamme di homeschoolers dedite a riempire Youtube di video su consigli e “arredi organizzativi” di ogni tipo. Ve ne segnalo un paio tra quelle che sporadicamente seguo io per spiegarmi meglio: “Homeschool On” (clicca qui), “Our realistic homeschool life” (clicca qui). Sono certa che, bazzicando su un paio di canali così, vi ritroverete ad essere per i vostri figli dei fans dell’homeschooling anche se a scuola siete stati dei secchioni con lode! 🙂

In realtà, per quanto ci riguarda, anche in questo caso, abbiamo scelto un’impronta montessoriana della vicenda che in sostanza si basa su pochi elementi, forse fin troppo ovvi. Elementi che, nonostante tutto, non incontriamo mai neanche nelle case di famiglie i cui figli frequentano scuole Montessori. I genitori recensiscono perfettamente la bellezza e l’ordine dell’asilo in cui lasciano i pargoli tutti le mattine, eppure quando tornano a casa trovano mutande appese e costruzioni nella vasca da bagno. Come tutti, del resto.

Tanto per cominciare, all’età di tre anni, parlare di Homeschool Room – ebbene sì, ha un nome e un cognome – non ha molto senso. Maria Montessori era, come noi, una sostenitrice di scelte domestiche di arredo e di crescita che naturalmente integrassero da subito i figli in un contesto di vita generale, della casa e della famiglia, a loro adeguato. Inutile ricordare i suoi suggerimenti sulla dimensione e il peso dei mobili e degli oggetti a misura di bimbo, oppure l’attenzione che prestava al fatto che i bambini utilizzassero le stesse materie prime degli adulti, compresi i coltelli e il vetro. In sostanza, nel nostro caso, non esiste una Homeschool Room, come se stessimo parlando di virus in quarantena o di disaster recovery, ma semplicemente una casa. Un luogo in cui i bambini hanno la stessa libertà, capacità e possibilità di muoversi e interagire con cose e persone, allo stesso modo di un adulto. Non è la loro stanza a dover essere adeguata nel tempo, ma l’intera casa.

E’ chiaro che, crescendo, anche il tema ambientale cambia per tanti motivi che magari scopriremo assieme nel corso degli anni, ma ciò che è veramente importante all’inizio è l’accoglienza. Il fatto che un bambino non si senta condizionato, frenato o rimproverato, perché non deve toccare questo e quello ha un valore indicibile, soprattutto nei primi tre anni di orientamento all’interno della casa in cui abita. Per altro, essendo i bambini molto più veri ed essenziali di noi, a meno che non ci vedano toccare certe cose, se ne fregheranno alla grande dei nostri soprammobili del picchio. Tutto quello che è lì solo per prendere polvere non li interessa minimamente, a meno che non ne scoprano l’esistenza vedendo voi che li toccate, o non facciano un qualsiasi tipo di rumore, non si muovano o non producano dei suoni.
Non ci vuole una Room, ci vuole una Casa. Poi, certo, anche noi – come ognuno in casa propria – abbiamo il nostro angolo preferito, il luogo fisico del nostro riconoscimento, la pozzanghera umana della nostra presunta identità. Bello. E’ quell’angolo della casa, sia pure una mensola di libreria, in cui ogni membro della famiglia dice agli altri membri: “Non toccare quelle cose che ho messo lì!”. Anche quando ci restano per mesi.

Samuele al momento, detta all’italiana che anche se fa meno figo forse è più chiaro, ha una cameretta che nell’arco di questi tre anni è “cambiata” solo seguendo criteri di adattabilità fondamentali quali:

– che arrivasse bene a tutte le cose di suo interesse dal gattonamento all’età del trotto;
– che non si facesse troppo male (perché comunque anche farsi male è importante);
– che entrasse fisicamente in un letto delle sue dimensioni;
– che potesse offrire gli spunti più adatti alla sua età;
– che gli consentisse di muoversi senza necessariamente dover ospitare il salto della cavallina;
– che lo abituasse nel tempo ad avere cura di piccole cose della sua vita quotidiana (tipo appendere il pigiama da solo o prendere da solo i vestiti da mettere al mattino, piuttosto che scegliere un libro da sfogliare accanto al comodino o un gioco da fare);
– che le cose della sua stanza avessero un posto fisico, sempre lo stesso, nel quale essere riposte e dal quale essere prese (gli studi medico scientifici di Maria Montessori e altri indicarono, come lei stessa scrisse in più occasioni, che dalle condizioni di ordine fisico di una casa vissuta nel periodo dell’infanzia dipendesse con grande probabilità perfino il senso d’orientamento da adulti).

Basta. Mi fermo qui e vi lascio al solito qualche foto alla fine del post. Lo scopo non era effettuare l’interior design della vostra abitazione, bensì quello di invitarvi a non sottovalutare il fatto che educativamente la stanza dei vostri figli sarà il loro tempio fin quando vivranno con voi, ma la casa è altrettanto importante dal giorno numero 1. Non siate sciatti, non lasciate correre, non trascurate ciò che vi circonda, curate i dettagli. Vedrete che saranno loro a rassettare senza chiedervi dove vanno le cose.

La Room immortalata in queste foto è sempre la stessa, nella stessa casa, che nel tempo è stata adattata. Quando mi saranno ricresciuti i capelli e riusciremo finalmente a dormire per qualche notte intera di fila, magari comincerò anch’io a girare qualche mini video per il canale YouTube di questo blog che al momento ne ospita uno solo. Per ora vi tocca leggere e immaginare.

Quando arriverete in fondo al post, noi saremo a Dresda (clicca qui) per le riprese del nuovo film del quale non vi diciamo ancora nulla. Lo scrivo solo per anticiparvi che il prossimo post sarà su cosa impara e vede un bambino di tre anni su un set. Mi pare che a scuola capiti tutti i giorni, no?

Ah, dimenticavo! Primo volo di Samuele! Non meno importante della Homeschool Room: è da stamattina che continua a ripeterci: “quando io salo e vado a guida, pigio un bottone e l’aereo parte, capito?” Vi sapremo dire se, a queste condizioni, è davvero partito tra qualche giorno. E soprattutto se riusciremo ad arrivare a destinazione …col bottone!

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