Education a 360°

Gesù e l’educazione parentale: sapere e Sapienza

Da quando abbiamo in mente il tema dell’educazione parentale, io ho sempre fatto il frequente esercizio di pensare alla vita di Gesù e ai parallelismi che, con la sua storia, questa scelta poteva avere. Ciò che non si sente quasi mai dire della Montessori, che anche io sto scoprendo solo attraverso i suoi scritti, è che ogni sua intuizione, idea, applicazione sperimentale era frutto del vangelo e di ciò che Gesù Cristo ha fatto, detto, vissuto, rappresentato…

Nel mio – molto più modestissimo – caso, non so se si tratta di intuizioni, di letture personali, di fantasie o di vere similitudini, fatto sta che la vita di Gesù, dei suoi genitori, dei suoi nonni, dei suoi amici, della gente di quel tempo, ha molto a che fare secondo me con l’educazione parentale.

All’epoca, la scuola, come la intendiamo oggi, non esisteva. Solo per dirne alcune: la geografia si imparava camminando quarant’anni nel deserto senza sapere cosa si sarebbe incontrato e trovato (ci si orientava con le stelle e non con Google Maps, non c’erano le piattaforme di booking per gli alberghi e non esistevano i voli low cost, le carte geografiche o i mappamondi); la storia si tramandava per tradizione orale (nei casi migliori per raffigurazione, attraverso forme d’arte tra loro assai diverse); la matematica di base, quella utile, quella applicata alla vita reale, ai bisogni primari, si imparava in modo naturale legandola alla pastorizia e a quante provviste era necessario racimolare per nutrire tutti. Si imparavano e si insegnavano in casa “le materie della vita”.

Nel caso specifico, Gesù era figlio unico di due genitori che non erano di certo “insegnanti certificati” (a loro volta cresciuti da altri genitori nella stessa condizione). Non è andato a scuola, Gesù. Non ha impositivamente socializzato solo con bambini della sua età eppure sembrerebbe che, nonostante tutto, non abbia avuto da grande gravi mancanze esistenziali dal punto di vista personale. Non ha rincorso titoli, voti o riconoscimenti, anzi, è morto senza avere neppure niente a che fare con quello che gli è stato attribuito come “merito”, un reato inesistente, quello di essere “il re dei giudei”. Si potrebbe obiettare: “Embé, ma era Gesù!” e io però risponderei che… come lui tutti gli altri.

Il padre, oltre a fare Il Padre, era un falegname, la madre era La Madre: due “qualità naturali” alle quali oggi non si riconosce nessun merito o quasi. Chi ambisce a fare il falegname per tutta la vita nel 2017? Peggio mi sento a pensare a quante donne conosco ossessionate dalla paura di fare solo le mamme. La storia del ritrovamento al tempio e di un ragazzino che tiene banco in mezzo a una folla di dottoroni “sapienti e intelligenti” è la storia di un dodicenne che ha molto da insegnare a degli adulti stanchi, vecchi e presuntuosi. Il modo in cui Gesù cresce e vive rispecchia pienamente l’apprendimento naturale: non ha orari imposti da uno standard, vive un po’ ovunque e con tutti, frequenta tantissime persone in molti luoghi e posti diversi. È un unschooler Gesù. Non si occupa mai di fare ciò che ci si aspetta da lui (si allontana perfino per tre giorni dai genitori a 12 anni, senza dare nessuna informazione), ma ciò che gli è stato affidato dall’alto. La sua permanenza nella storia, nella fede e nella vita cristiana, è dipesa da qualcosa che lo prescindeva. Gesù ha praticato, condiviso e donato a sua volta, i doni che ha ricevuto a tutte le persone che ha incontrato. Gesù sapeva già tutto quello che c’era da sapere. I suoi genitori lo hanno lasciato fare. Anche loro sapevano che avrebbe percorso la sua strada. Questa è una cosa che, quando penso al nostro motto – “imparati si nasce” – illumina ogni scelta quotidiana della nostra vita.

Potrei scrivere ancora di come Gesù, nonostante non sia andato a scuola, abbia saputo essere un amico, un maestro, un re, sacerdote e profeta. Potremmo disquisire ancora sulle differenze tra sapere e sapienza, conoscenza e saggezza, eternità e fama, e alla fine chiederci:

– cosa è veramente importante nella vita?
– cosa è irrinunciabile conoscere, in che modo e perché?
– cosa c’è da sapere davvero?
– cosa dura e cosa passa?
– quanto vicini sono la mente e lo spirito di ognuno di noi? Quale delle due è più importante, in che misura e perché? A quale delle due ha senso riservare con priorità assoluta il cuore, il succo della nostra vita?

…E, infine, chi di noi, magari pluri laureato o super dotato, ricco o noto, sicuro o insicuro, debole o forte, timido o espansivo, è veramente… Sapiente? Si vive di sapere o di sapienza?

tempio

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