Diario Di Bordo Tutti A Scuola

Scuola e vaccini, poco panico e molto pensiero critico

Inutile dire di che si parla. È il tormentone del momento, lo sanno tutti. Il putiferio nasce dal fatto che i genitori non vogliono vedersi statalmente imporre una scelta obbligata, quella di vaccinare. Per l’esattezza, quella di passare dai già tanto contestati vaccini esa e tri valenti, a un bombardamento atomico di dodici vaccini. Lasciamo stare se servano o meno, perché – checché se ne dica – il fatto che ognuno la pensi come vuole, come conosce, come ha inteso, come sa o preferisce scegliere, è già in sé un fatto insito di contraddizioni. Il succo vero è la libertà di scelta che sarebbe lesa da questo decreto legge nel caso di chi sceglie di non vaccinare e mandare allo stesso tempo i figli a scuola. Questa, a detta degli anti vaccinisti, è la Vera Questione.

Più che farla tanto lunga con dati che sinceramente in nessun caso mi fiderei di commentare, selezionare o prendere per buoni ad ogni costo, indipendentemente da come la si pensi sull’argomento, secondo me è importante fare molta attenzione ad alcuni aspetti che sono ben lontani dalle ideologie e ben vicini al pensare e al fare di un governo (qualunque esso sia). Provo a fare una sintesi che condivido volentieri con chi avrà tempo da perdere per leggere questo post.

1)  In più pagine di questo blog, si fa spesso riferimento all’articolo 30 della costituzione “È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio. NEI CASI DI INCAPACITÀ DEI GENITORI, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.” In tante occasioni, ho avuto modo di dire che in questo senso lo Stato ci sta dicendo che se si sceglie la scuola statale la si scegli consapevolmente, prendendo tutto il pacco, compreso di pro e di contro. In sintesi, deleghiamo lo Stato – che in realtà con questo articolo ci ricorda che la scuola NON è un obbligo e ci lascia liberi di fare come vogliamo dal punto di vista educativo – a scegliere per noi. Per fare un esempio banale, è come se io, che invece scelgo di vaccinare – come tutti consapevole dei rischi – i miei figli, a casa mia, al parco, al circo o allo zoo, dovessi essere obbligata a farli giocare anche con bambini non vaccinati. E chi decide quanto conta e come si misura il rischio che corre l’uno o l’altro? Perché la libertà di non vaccinare dovrebbe prevaricare de facto quella di chi vaccina? Lo Stato guarda la scuola per campionamento, per masse, per standard, per globalizzazione, per etnie, per appiattimento e massificazione e ci sta dicendo che chi resta conferma e sceglie questa linea.

2) Le vaccinazioni obbligatorie sono al momento previste nell’età 0-6 anni, ovvero non esiste in generale nessuna imposizione di vaccinare nel primo anno di età o nei 24 mesi, di farli tutti o di farli a mezzi. Esiste un’auto tutela, pienamente statalista appunto, che dice che SE li mandiamo al nido o alla scuola di infanzia questi vaccini diventano obbligatori. Non vedo perché nessuno abbia poi notato altrettanto bellicosamente che anche nido e asilo sono invenzioni recenti che portano soldi alle casse dello Stato o che anche gli avvocati che assistono le famiglie che vi ricorrono per danni da vaccino non sono certo dei missionari e hanno a loro volta altri interessi (come in informatica i virus li fa chi inventa l’antivirus). Una volta, quando ancora non si avevano tanti falsi bisogni indotti di oggi, si stava naturalmente con la famiglia di origine e con gli affetti più vicini fino alla prima elementare, senza nulla togliere alla socializzazione, all’apprendimento, alla serenità e via dicendo. Questo sì che sarebbe stato un problema davvero inesistente per natura…

3) L’Italia non è più l’Italia. E’ un posto nel mondo in cui vive chiunque, proveniente da dovunque, in qualunque condizione, più o meno fortunata, più o meno igienica, più o meno sicura. Questo ho avuto modo di apprenderlo bene recentemente ad alcuni incontri sull’affidamento familiare. Non pensiamo solo ai nostri bambini che fanno una doccetta un giorno si e un giorno no, che giocano su pavimenti puliti e mangiano verdure lavate con Amuchina. Lo Stato non ha tempo, voglia, modo, soldi, né interesse reale di conoscere i nostri singoli casi. Ha solo modo di attuare drammaticamente scelte verticali con tagli orizzontali che “le famiglie felici” non sono in grado di vedere, misurare e valutare. Si può essere o meno d’accordo con questo come con molte altre cose riguardanti la scuola statale, ma quello che pensano i singoli non fa alcuna differenza a quello che lo Stato, per “vocazione” propria o per natura se preferite, è chiamato e obbligato a fare. E questo, a mio parere, è un momento storico-geografico che gliene dà pienamente ragione, dal punto di vista tecnico-pratico.

4) Ultimo punto, per noi il più interessante, sul quale voglio estendere la riflessione è il tema vaccini legato all’educazione parentale e, in particolare, agli esami obbligatori con i quali sembrerebbe non esserci ancora un nesso diretto (e secondo me sarà anche difficile trovarlo). Qui vedo due cose. La prima è che dell’esame obbligatorio, in fondo, a un homeschooler o unschooler che sia, non gliene dovrebbe importare nulla. Si tratta di un esame tecnicamente detto di “idoneità”. Se a scuola non ci vado e all’esame non sono idoneo (anche qui da capire in che misura e in riferimento a che), che me ne importa di essere genericamente ammesso alla seconda o alla terza classe che non frequenterò? Se imparo a leggere e a scrivere a 5 anni, a 6, a 7 o a 8, perché invece magari a 4 suono brillantemente il clavicembalo cosa rischio? A cosa ci si espone? Che me fanno (…si dice a Roma)? Banalmente, se imparo a 5 anni non sono idoneo lo stesso perché ho imparato prima, e quindi? Bah… vedremo. La seconda cosa, legata specificatamente ai vaccini, è la presunta obbligatorietà per i privatisti (?), quindi anche homeschooler (?), che intendono mantenere l’idoneità, ovvero fare l’esame anno per anno, di essere vaccinati. Qui sì che la questione diventa anticostituzionale, proprio in virtù dell’articolo 30 perché riguarderebbe proprio chi invece allo Stato ha scelto di non delegare proprio niente. Oltretutto, significherebbe che in qualunque scuola, chiunque arrivi, anche solo di passaggio, sarebbe costretto a presentare il libretto delle vaccinazioni prima del documento d’identità. Sinceramente la vedo dura, ma al peggio non c’è mai fine. Direi che sarebbe più ragionevole inviare a casa il dirigente scolastico, comunque tenuto a verificare l’andamento di chi sceglie di praticare educazione parentale, visto che almeno per il momento parliamo di numeri ridicoli.

Ecco, ciò scritto, anche se un po’ di corsa e sintetizzando molto, vado a letto e lascio qui gli ultimi slanci di crescita di Samuele per chiudere in bellezza:

– da ieri ha il suo nuovo lettino montessoriano dal quale ha imparato a scendere e salire in 4 minuti e mezzo;
– questa sera ha preso – per la prima volta ripetutamente, lui che è un pulitino dalla nascita – qualcosa da mangiare con le mani e se le è pulite sui pantaloncini gialli;
– sta imparando a lavarsi i denti da solo e a guardare il vasino con una certa insistenza e curiosità;
– collabora ormai con agilità e autonomia ai lavori agrari, senza trascurare il suo interesse per macchine, trattori, irrigatori automatici e tosaerba.

Vado a letto. Occhio ai batteri! E soprattutto cerchiamo di non nutrirci mai – nessuno – di assolutizzazioni, in nessun caso. Il pensiero critico è il nostro vantaggio. Il regalo che il Padre Eterno ha fatto all’uomo quando ha pensato a come distinguerlo dal pesce e dallo yak. Buonanotte a tutti.

Ps. E se non sapete cos’è lo yak, ma voi invece siete andati a scuola, non siete idonei lo stesso! 😉

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