Varie ed eventuali

La tartaruga di Bruno Lauzi.

Quando la musica illumina la cultura contemporanea, lo specchio che riflette la società in cui si vive è quello che cantiamo.

Dopo il post su Cristina D’Avena e “Le tagliatelle di nonna Pina” (clicca qui), ecco un altro grande successo che canta di eccesso di velocità e lentezza conquistata. E’ la realtà di oggi, quella di ieri e di domani.

La tartaruga
Bruno Lauzi

La bella tartaruga che cosa mangerà?
chi lo sa?
chi lo sa?

Due foglie di lattuga e poi si riposerà
ah ah ah!
ah ah ah!

La tartaruga
un tempo fu
un animale che correva a testa in giù;
come un siluro filava via
che ti sembrava un treno sulla ferrovia;
ma avvenne un incidente,
un muro la fermò,
si ruppe qualche dente
e allora rallentò.

La tartaruga,
da allora in poi, lascia
che a correre pensiamo solo noi,
perché quel giorno, poco più in là,
andando piano lei trovò
la felicità:
un bosco di carote,
un mare di gelato,
che lei correndo troppo non aveva mai guardato,
e un biondo tartarugo corazzato
che ha sposato un mese fa!

La bella tartaruga nel mare va perché
ma perché?
ma perché?

Fa il bagno e poi si asciuga dai tempi di Noè
eh eh eh!
eh eh eh!

La tartaruga
lenta com’è
afferra al volo la fortuna quando c’è;
dietro una foglia, lungo la via,
lei ha trovato la per là
la felicità:
un prato d’insalata,
un lago di frittata,
spaghetti alla chitarra per passare la serata,
un bosco di carote,
un mare di gelato,
che lei correndo troppo non aveva mai notato,
e un biondo tartarugo corazzato
che ha sposato un mese fa!

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