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Al Museo minerario di Abbadia San Salvatore.

Attività multimediali, testimonianze di ex minatori ancora in vita, incredibili reperti, plastici di tutta l'area interessata e...

Siamo usciti di scena in questi ultimi mesi, ma abbiamo calcato ben bene il palco del teatro della vita reale. Grazie a Dio, lo facciamo spesso.
In compenso, quando accade questo abbiamo sempre un fiume di novità da mettere in archivio e da raccontare, ma per forza di cose, di impegni e di quantità non riusciamo a recensirle tutte. Nella scelta di questa estate però è ricaduta l’esperienza più recente, quella fatta al museo minerario di Abbadia San Salvatore, in occasione del diluvio universale estivo caduto sul monte Amiata nell’ultimo fine settimana di luglio.

Tutti sapevamo che il più comune e principale uso del mercurio fosse destinato alla fabbricazione di termometri, e invece no. In effetti, non ci siamo mai chiesti come mai potessero esistere interessi e affari così grandi intorno a strumenti così piccoli, sebbene certamente utili e importanti, e soprattutto non abbiamo mai fatto caso alle proporzioni tra le quantità di mercurio estratto, venduto e comprato nel mondo e le quantità di termometri e di febbri. La vera storia delle miniere di Abbadia San Salvatore è davvero appassionante quanto dura da digerire. La visita presso questo sito storico, così poco conosciuto e chiuso definitivamente solo negli anni ’90, è una tappa che tutte le scuole, per decine di ragioni, dovrebbero avere nella loro agenda di escursioni. Esagerando, ma neanche tanto, vorrei quasi dire che dovrebbe essere una destinazione obbligatoria!

Il museo include attività multimediali, testimonianze di ex minatori ancora in vita, incredibili reperti, plastici di tutta l’area interessata e la ricostruzione di una miniera in superficie da poter visitare, viaggiando per venticinque minuti a bordo di un trenino originale dell’epoca, con tanto di umane scene storiche ricostruite in dettaglio. E da questo viaggio in treno, soprattutto, si capisce quante cose siano cambiate da allora e quante altre siano rimaste identiche in molti Paesi che, ai nostri occhi occidentali, passano assolutamente inosservati.

Insomma, se potete, fateci un salto… e quando uscite fatevi qualche domanda come lezione, tipo:

Quanto vale la vita? Per cosa ha senso morire? Cosa spinge un essere umano a ideare insospettabili catene di morte e un altro essere umano a morire? Qual è stato il frutto buono di quello che per anni è stato ritenuto un impero di grandi grazie? E cos’è una Grazia?

Noi, come al solito, vi lasciamo qualche foto e qualche link:
clicca qui per visitare il sito ufficiale del museo;
clicca qui per la pagina Facebook;
clicca qui per la pagina Instagram;
clicca qui per la pagina Twitter.

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