Canta, suona e balla che ti passa.

Fra due settimane circa, Samuele compie 23 mesi. Ho un po’ mollato sul resoconto quotidiano del day by day, lo ammetto. Non avendo molto tempo da dedicare a questo blog, inizio a preferire di fare il punto una volta ogni tanto. In ogni caso avrete capito, da molti post, che nella “giornata tipo” di unschooler non ci sono apparizioni di dinosauri o intere ore trascorse sul divano!

In queste ultime settimane Sam ha iniziato a frequentare la scuola di inglese di Kids&Us, della quale ho già scritto più volte, e il corso di educazione alla musicalità dedicato alla prima infanzia con Music Together, del quale non avevo ancora mai scritto.
Abbiamo optato in entrambi i casi per scelte che, attraverso il gioco e la diversità di ambito, potessero offrirgli delle occasioni di socializzazione alternative al parco, agli amici o alla famiglia, e allo stesso tempo fossero in grado di inizializzare il sistema operativo delle abilità naturali, senza pensare allo stress delle competenze (secondo noi, di base) comunque insite in queste scelte.

Che dire? E’ molto divertente assistere in prima persona alla crescita naturale di un essere umano che, di fronte a una scoperta, si meraviglia di ogni cosa come se fosse sempre la prima volta, come se pensasse che tutto è sempre nuovo, ma anche ormai appreso.  Siamo contenti di come si sta rapportando a queste esperienze e di come queste realtà si rapportano ai bambini, quindi per il momento avanti tutta e… consigliamo.

Certo è che, almeno fin qui, poter compiere queste scelte in libertà, senza essere condizionati da orari di lavoro imposti, nidi a cui correre appresso o imposizioni calate dall’alto, ci ha regalato la grazia di consentire a nostro figlio di vivere in modo autentico e naturale nel rispetto fondamentale dei suoi bisogni primari. Per come la vediamo noi, soprattutto nei primi tre anni di vita di un bambino, non ci sono altre priorità – inerenti la crescita di un figlio – se non quelle che riguardano le sue necessità esistenziali principali: imparare a dormire, a mangiare, a camminare e correre con sicurezza, a giocare, a riposarsi, a “gestire” il proprio tempo, a non vivere di ansie, a godere di momenti, anche lunghi, che ad un adulto sembrano interminabili mentre in un bambino costituiscono le fondamenta dell’uomo che diventerà, a concentrarsi, ad esprimersi, a riconoscersi, a fidarsi dei propri genitori, ad essere amato… penso di aver reso l’idea.

Non vi ammorbo ulteriormente, così avete il tempo di approfondire le due esperienze che stiamo facendo noi, nel caso abbiate voglia di avvicinarle, però sciorino di seguito l’elenco delle “parole” a vocabolario aggiornato:

– chiama mamma, papà, nonno, nonna Ta e nonna Lalla, e dice ormai sì e no chiaramente e da lungo tempo;

– “citto, citto” vuol dire “bacetto”;

– “lacca, lacca” significa “scala/scale”;

– “nam, nam” significa “si mangia” oppure “ho fame”;

– “ni-no, ni-no” sono ambulanze, polizia, carabinieri, pompieri e …taxi (scambia la scritta per una sirena e non gli piace essere contraddetto);

– “lilli” sono treni, tram, metro e chiusure lampo che somigliano alle rotaie;

– “zozzo” è una parola che vanta il copyright del nonno materno: è ormai noto da generazioni che ciò che per gli adulti è un vezzeggiativo, uno scherzo o un’alzata di bandiera, per un bambino diventa una ragione di vita;

– per il resto, chiama e indica gli animali con il loro verso e fa dei gesti precisi per richiamare alcune azioni ricorrenti (ad esempio, porta due dita alla bocca quando ha sete o le alza in aria per indicare che il nonno lo ha incaricato di custodire le chiavi del trattore).

E voi come ve la state passando?

 

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