Diario Di Bordo Education a 360°

I bagni non esistono più.

Per riassumere la giornata di oggi (usciti alle 9.30 stamattina e tornati stasera alle 19.00 con bimbo duenne al seguito, in pieno periodo di shopping natalizio, senza passeggino – ormai da quasi due mesi – e senza marsupio):

  1.  “Più libri più liberi”, promosso come “l’evento internazionale di maggior rilievo al mondo nel suo genere”, lo abbiamo abbandonato allibiti, dopo aver scoperto, essendo andati in macchina, che non era possibile parcheggiare perché, in uno dei più grandi e scandalosi bidoni architettonici della città, i parcheggi non esistono;
  2.  abbiamo improvvisato “ripiegando” su un abbandono dell’auto a Circo Massimo con presa di metro fino a piazza del Popolo dove abbiamo goduto della bella mostra sui presepi – “100 PRESEPI” Roma- Esposizione Internazionale – a un NON convenientissimo costo di biglietto d’ingresso (€ 8.50) in rapporto al tipo di esperienza/prezzo;
  3. usciti da lì abbiamo pranzato in una trattoria a via di Ripetta (obbedendo alla fame nera “der pupo” che non lasciava molta scelta dato l’orario e le circostanze) con un risultato discreto, senza grandi lodi, ma decisamente esoso;
  4. da lì abbiamo raggiunto il Corso a piedi dove per via di un crollo da sonno di Samuele ci siamo appoggiati alla caffetteria della galleria Sordi per poi scoprire, allibiti 2 la vendetta, che i bagni non esistono più; abbiamo allora virato con abile mossa alla caffetteria della libreria Feltrinelli, sempre in galleria, per prendere atto che, comunque e dovunque, fare dei bagni decenti in questo Paese, ma soprattutto in questa città, è la sceneggiatura del prossimo film della serie Mission Impossible;
  5. da Feltrinelli, ho comprato tre libri in inglese per Samuele per la prima infanzia (lui nel frattempo si sta destreggiando nell’apprendimento e nell’ascolto di questa lingua anche attraverso qualche giochino, qualche cartone e la scuola di Kids&Us) e così ho approfittato dello sconto del 20% proposto in libreria sull’abbinata libro/gioco, ma soprattutto ho scoperto che l’unica famiglia con almeno un bambino eravamo noi e che nulla di ciò che ci era intorno era a misura di bambino: corridoi stretti e pieni di cose, chiaramente volti al consumo di massa e alla percorrenza di single senza grandi zaini o …piccoli esseri umani al seguito;
  6. siamo usciti, dopo aver QUASI perso una battaglia alla cassa per una questione banale, da dilettanti direi, che per essere risolta ha richiesto l’intervento di quattro dipendenti, mezz’ora di tempo e fila accumulata, e ci siamo avviati a piedi verso piazza Venezia nella speranza di prendere al volo un autobus (a Samuele piace tantissimo!) per tornare alla macchina a Circo Massimo; non penso di dover fare un report dettagliato di cosa significhi prendere un autobus lì, a quell’ora, sotto Natale e con la “ridottissima attesa” di cui sappiamo di poterci vantare nel resto del mondo;
  7. …tuttavia, abbiamo raggiunto la macchina, virato verso casa nella speranza di trovare un paio di scarpine per Samuele più calde di quelle che ha: “ma a Roma non c’è niente signò di più caldo, con la temperatura che fa qua…”; mi sono chiesta se il mondo si muove ancora o se ormai tutti si stanno rapidamente avviando nell’era di Wall-e;
  8. rapida corsa al supermercato Conad vicino casa – persone oltre le cose …molto oltre dico sempre io -, dove i carrelli scrocchiano, le ruote non girano, gli euro non entrano e le buste si bucano ancor prima di metterci dentro qualunque cosa, poi finalmente, alle 19.00… CASA.

Dopo sono successe tante altre (belle) cose, ma in realtà abbiamo fatto tardi con la cena perché Samuele ha voluto sfogliare e leggere con noi un bellissimo libro pop up sul presepe per circa 6 volte (l’unico trovato con grande fatica e dedizione in mezzo a decine, centinaia di titoli su streghe, befane, babbi natali, renne, pupazzi di neve parlanti e via dicendo…). Si è addormentato un po’ più tardi e noi non siamo riusciti a cenare prima delle 22.00.

Come sintetizzare questa giornata alla luce dell’avveneristica scelta di fare unschooling? Ci vuole tempo, pazienza, dedizione, coraggio, intraprendenza, disponibilità, fantasia, ottimismo e soprattutto consapevolezza: questo non è un Paese  facile in cui istruire ed educare i propri figli in autonomia e Roma, in particolare, che ogni giorno offre miliardi di opportunità per farlo, di sicuro, dal punto di vista logistico, organizzativo, di accoglienza, di gestione, e via dicendo, non è una grande alleata. Famiglie e disabili sono KO. E che ci restino, a quanto pare. Le strutture non sono adeguate, ancor meno i negozi, ancor meno i bar o i ristoranti, per non parlare delle proposte educative.

Però, che bellezza! Che bello amare un altro oltre noi stessi ed essere disposti a scomodarci, a complicarci la vita per farlo contento, a cogliere tutte le occasioni che ci offre per crescere e imparare con e da lui, a prendere freddo senza sentirlo, a tenerci la pipì per non riuscire a trovare un bagno, a “sfidare” i corridoi stretti, le scale senza ascensore, i militari in metro o le barriere architettoniche! Su quale banco si impara a vivere di questo? In quale scuola il libro si sceglie, il gioco si valuta, le persone si conoscono gratuitamente, la mente di allena ad essere riposata, libera e creativa e il cuore a battere sempre con entusiasmo, di scoperte e di novità? Ecco, giornata tipo. Era tanto che non ne scrivevo una. Questa vale doppio perché ormai si è anche quasi fatta l’01.00.

 

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