FAQ

Questa pagina raccoglie tutte le domande che ci siamo sentiti fare, fino ad oggi, da chi scopre che Samuele non va al nido, non andrà all’asilo e non andrà a scuola… Molte sono domande semplici che troverete certamente anche nell’esperienza di altri che stanno facendo, come noi, scelte alternative alla scuola tradizionale. Noi qui vi regaliamo “le nostre” con  relative risposte, in attesa di conoscere quelle che vi siete sentiti fare voi. Se volete contribuire alla lunga coda, questa pagina – in continuo aggiornamento – è a disposizione di tutti, commenti compresi.

Perché non lo mandate a scuola?
Perché crediamo che la scuola di oggi, strutturalmente identica a quella di ieri, rispetto a quando è stata concepita non sia più adeguata a questi tempi, ma soprattutto perché crediamo profondamente che educare sia diverso da istruire. La scuola ci sembra rispondere ad un altro periodo storico. E’ nata per ragioni che non sono più attuali. Soprattutto, riteniamo che non sia in grado di rispettare adeguatamente le peculiarità dei singoli, premiando i talenti, le possibilità e le attitudini di ognuno. Non lo mandiamo a scuola perché crediamo nell’apprendimento naturale e nell’inclinazione innata che esiste a priori in ogni individuo, in ogni essere umano dotato di spirito e intelletto. A nostro parere, la scuola – per forza di cose – scolarizza, standardizza, omogenizza, appiattisce, pareggia e non lascia spazio alla vera creatività. Nel tentativo di rendere tutti simili – stessi tempi, stessa età, stesse materie, stesso metro di giudizio -, li penalizza. Si pone un principale, unico obiettivo – quello di istruire – che da tempo non riesce più a raggiungere, quando chi si specializza in una competenza dovrebbe essere “imbattibile” in ciò che fa: i diplomati di oggi ricordano spesso poco e niente di quello che hanno fatto due anni prima. Pone ad ogni bambino la stessa meta, nello stesso periodo di tempo, con le stesse modalità, sugli stessi argomenti – peraltro limitati e circoscritti. Ognuno di noi, sin dalla nascita, dovrebbe palesemente diversificare e verticalizzare sulle proprie specifiche capacità, sui propri doni e sulle proprie attitudini. La scuola crede nella ripetizione delle “materie in cui si riesce peggio”. Noi crediamo che ogni uomo debba e sappia fare bene una cosa, la sua, quella che gli apparterrà per tutta la vita e che lo renderà felice, non profugo, non naufrago, non fuggitivo, né sopravvissuto, ma Vivo. Solo ciò che farà “senza sforzo”, serenamente, naturalmente e spontaneamente, sarà ciò che davvero imparerà, che ricorderà e che sarà in grado di trasmettere a sua volta. Solo l’amore resta e l’entusiasmo è il vero motore della competenza, qualunque sia la fonte che lo genera…

Come fa a socializzare con altri bambini della sua età se non va a scuola?
In tanti modi diversi; in posti diversi; in occasioni diverse; per motivi diversi; con gente diversa e soprattutto non solo della sua età… I bambini che non vanno a scuola socializzano al parco, in parrocchia, agli scout, in piscina, in famiglia, in altre scuole… e poi anche noi avremmo una contro domanda in proposito allora: la funzione della scuola qual è? e soprattutto con chi altro socializzano allora i bambini che ci vanno? Con nessun altro se non con i propri compagni di scuola?

Come si fa a far crescere un figlio sotto a una campana di vetro?
A me viene sempre da rispondere “…e perché come si fa a crescerlo sotto a una campana che suona per anni ogni ora senza scampo e indipendentemente da tutto?”

Come impara a stare nel mondo se non frequenta anche posti e gente che non piacciono a lui o ai suoi genitori?
E chi lo dice che la scuola sia il posto migliore in cui imparare a stare nel mondo? O l’unico posto in cui si frequenta gente che non piace ai nostri figli o a noi genitori?

Come fa a farsi degli amici veri?
I vostri amici veri vengono tutti e solo da lì?

Sarà un disadattato. Questa non è quasi mai una domanda.
Avrà sicuramente condotto una vita che non si adatta all’ambiente che lo circonda. Ma chi dice a priori che sia un male? Gli adattati che conoscete sono tutti felici, sapienti, dotti e laureati? Quelli che conosciamo noi no.

Nella vita servono dei maestri da seguire. Facendone a meno ne sarà penalizzato. Anche questa non è quasi mai una domanda.
I nostri migliori maestri, raramente provengono dalle nostre esperienze scolastiche. Spesso si sostiene di aver imparato molto di più da un insegnante di sport, da un prete, da un datore di lavoro, da una nonna, da un amico, da un collega, da un insegnante di sostegno… che non dalla “maestra certificata” vista tutti i giorni. Quanti di noi hanno imparato tutto quello che sanno solo a scuola e quanti di noi hanno veramente amato e seguito tutti i professori del liceo?

Se tutti facessero come voi la scuola sarebbe lasciata a se stessa e ognuno si farebbe i fatti propri. Anche questa non è quasi mai una domanda.
Può essere. E a noi spiace immaginare di contribuire a una simile disfatta, soprattutto per chi sceglie e ha bisogno della scuola. Però, noi siamo genitori dei nostri figli e non della scuola. E’ di loro che ci dobbiamo occupare e dobbiamo farlo ognuno secondo coscienza e libertà consentita.

E il tempo per educarlo voi dove lo trovate? Beati voi che ve lo potete permettere! Mica lo possono fare tutti.
E’ vero, non lo possono fare tutti, soprattutto perché bisogna crederci profondamente e desiderarlo ardentemente: molto di più dell’ora di yoga, del calcetto, del nostro spazio, del tempo dedicato ad altro. In questo caso, si fanno tante rinunce, ma noi crediamo che si abbiano molte più soddisfazioni nel lungo periodo, che si impari a conoscere molto meglio i propri figli, che si scelga di crescere di nuovo insieme a loro e che si osi mettere al centro la famiglia più che mai.

Quanto costa fare una scelta come la vostra?
Dipende solo da noi genitori. Non mandare i figli a scuola significa anche avere più libertà di scelta, magari fare le vacanze fuori stagione o ricorrere a materiale didattico di ogni genere, spesso perfino gratuito. Del resto, neppure la scuola è più gratuita, anzi in realtà non lo è mai stata fino in fondo. Da anni poi, si sono aggiunte le collette extra dei genitori per intervenire su questioni comunitarie o i contributi richiesti dai presidi per altre attività. I libri di testo, anch’essi imposti a priori, non sono mai stati economici e qualunque attività extra scolastica è sempre stata a pagamento, mense comprese. Noi scegliamo come e cosa studiare, quando farlo, con chi e dove. Questo ci consente di valutare, di volta in volta, convenienza e opportunità, e farlo con i figli è sempre una buona occasione per affrontare diversi argomenti in modo molto più multidisciplinare di quanto la scuola non faccia dividendo le materie e – peggio – le persone in compartimenti stagni.

E con gli esami come fa? E con la laurea?
Da tempo ormai l’istruzione per titoli viene sempre meno considerata nel resto mondo. Altri prima di noi si sono accorti che è un metodo di valutazione non attendibile o comunque non sufficiente. Noi stessi, che ci siamo occupati per anni anche di selezione di personale, non abbiamo mai – come prima cosa – letto un curriculum o chiesto attestati. In molte università degli Stati Uniti, ad esempio, si ha accesso se si è idonei al test di ingresso, non se si è diplomati o laureati. Gli esami in Italia hanno la sola funzione di definire un bambino idoneo o meno alla classe successiva. Spesso a chi non interessa la scuola, come noi, non interessa neppure l’idoneità, neanche se dovessero rendere gli esami obbligatori. Del resto, se nostro figlio fosse un bravo falegname o diventasse un imprenditore agricolo, un attore, un tennista, un pittore o un musicista, cosa se ne farebbe dei titoli o degli esami? A me piace sempre fare l’esempio del contadino poliglotta settantenne, Riccardo Bertani (clicca qui), di Steve Jobs e Bill Gates entrambi non laureati, come Cucinelli, come Madre Teresa, come Serena Williams, come Totò, come Leonardo Da Vinci… gente che non ha mai messo piede in una scuola, o quasi. E, infine, a voi, questi esami sono davvero serviti? E la laurea l’avete presa? Ma, soprattutto, l’avete usata?

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