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Il bosco Macchia Grande a Manziana.

I boschi non chiudono mai, sono gratuiti e fanno bene a tutte le età. Quando l'uomo passa per l'ambiente e il mistero della natura selvatica, si cuciono maglie strettissime.

Ora che siamo tornati in campagna e si pongono, per via del Covid, sempre più limiti ai luoghi da visitare e alle modalità con cui farlo, è tornata in nostro aiuto una ricca dose di creatività e tanto pensiero divergente.
Eravamo già amanti della montagna (questo è stato il primo anno in cui non ci siamo andati d’estate, sigh!), dei boschi, delle passeggiate. Chi frequenta da tempo il nostro blog, ricorderà certamente i miei post sulle Dolomiti (clicca qui per raggiungerli).

Non che il centro Italia offra lo spettacolo delle tre cime o del Croda Rossa, ma alcuni contesti sono proprio belli, e la natura è sempre a suo modo spettacolare dappertutto. Sono belli anche perché a volte sono a pochi passi dalla grande città o perché sono particolarmente percorribili; lo sono per la quantità di uccelli che vi si possono ascoltare e scoprire (come nel caso di Macchia Grande) o perché rivedi giganteschi rovi di pungitopo dai tempi dell’infanzia.
Fatto sta che ieri abbiamo improvvisato questa escursione a Manziana per visitare il bosco Macchia Grande del quale avevamo una “superficialissima evidenza”, ovvero lo avevamo trovato il giorno prima su Google cercando luoghi da visitare nei dintorni.

Come si recensisce un bosco? Come si descrive quello che uno scopre osservando una natura così ricca, profumata, selvatica e poco contaminata? Ecco, questa parte la salto perché non ne sono capace. Dovrei “scrivere” di stati d’animo, di sconvolgimenti sensoriali, di impressioni, di udito, di tatto… come si fa? Ci dovete andare. Noi possiamo solo dirvi che ne vale la pena, che la natura non chiude mai e che le sorprese sono tante, milioni di milioni …e non sono di Negroni.

Citando Samuele, un altro modo per farne memoria e recensirlo, anche con bambini piccoli, può essere questo:
“Mamma, io non so ancora scrivere: come faccio a prendere nota delle cose che trovo?”
“Disegnale, raffigurale come ti viene e poi a casa le coloriamo…”
Cercate l’invisibile.

Qualche consiglio tecnico-organizzativo.

1) Restrizioni da ordinanze Covid (valide in questo momento): non si possono fare pic nic. Noi, che eravamo pronti a grandi scorpacciate di pizza e mortadella seduti sul nostro fedele telo da escursione, abbiamo dovuto spiluccare in piedi qua e là, inseguiti da qualche gatto locale neanche troppo selvatico.

2) Sono richiesti distanziamenti e mascherine dai cartelli all’ingresso.

3) Se andate da ora al prossimo inverno e avete intenzione di addentrarvi nelle zone più incontaminate, non vi attardate. Quando fa buio presto, nei boschi fa buio prima. In questo caso, evitate di restare imbottigliati da qualche parte e attrezzatevi comunque con telefoni, bussole e lucine da campeggio al led ben cariche. Meglio ancora se ai bambini date anche un fischietto o qualcosa di simile, nel caso dovessero perdersi e presi dal panico ammutolissero (sembra una banalità, invece succede).

4) Cogliete queste opportunità per educare a cose che non capita di vivere quando si gioca col didò a casa, si fanno i cappelletti o si legge un libro, tipo:
collezionare e classificare cose che si trovano in natura con valigetta da esploratori (avevo dato in questo post qualche consiglio sulle attrezzature per i più piccoli), block notes, contenitori, pressa, erbario… daje! Non siate pigri che si vive una volta sola!);
saper interagire con esperienze naturalistiche: ad esempio, non gridare in presenza di animali in libertà o imparare ad usare un solo senso alla volta per cogliere ogni aspetto della natura anche in modo esclusivo e approfondito;
rispettare la natura, che non significa solo buttare le cose nel cestino (che per altro nei boschi spesso, come in questo caso, non esiste), ma soprattutto riconoscerne gli equilibri interni, gli ecosistemi, le necessità, gli habitat con i quali non si dovrebbe mai interferire e la bellezza, che si dà sempre tanto per scontata.

5) Al buon fine di classificare e collezionare ricordi visivi e uditivi ben catalogati, potreste ricorrere ad un paio di app (Plantnet e Picture Insect) che vi avevo suggerito in questo post e abbinarli ai libri di esplorazione di Keri Smith (uno particolarmente adatto allo scopo è referenziato in questo post). Non ho invece ancora trovato nulla di equivalente che mi convinca per quanto riguarda il riconoscimento di uccelli per mezzo dell’acquisizione dei suoni. Se avete consigli da darci siamo tutt’orecchi…

6) Se preferite non andare alla cieca, potete approfondire location, dettagli e indicazioni varie sul sito molto ben fatto dell’Università Agraria di Manziana, dove trovate un ricchissimo spazio dedicato al bosco Macchia Grande a questo link: può anche essere un’ottima risorsa di approfondimenti quando si torna a casa, soprattutto per ragazzi più grandi, magari in DAD.

Basta. Vi lascio le nostre foto e vi invito a cogliere l’attimo per fare uscite e scoprire cose che normalmente NON vi riguardano o non vi interessano.

Solo così si cammina con sorpresa. Solo così si scopre di essere parte della natura. Solo così si vive da custodi e non da proprietari.
Quale “istruzione” migliore di questa potremmo desiderare per i nostri figli, soprattutto in un momento del genere? E quale periodo migliore dell’autunno potremmo intercettare per fare raccolta di cortecce, sassolini, foglie e muschi, in vista delle ghirlande di Natale e del presepe?

Buona caccia gente.

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