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IA e apprendimento.

Intelligenza artificiale per neofiti a disposizione dell'apprendimento: non abbiate paura di ciò che è bello e può esserci molto utile!

Stamattina il tempo scarseggia e il resto della giornata sarà impegnativo, quindi non mi dilungherò molto. Se servono suggerimenti o idee però, scrivete nei commenti o fate domande.

Scaricate sui vostri smartphone “Picture Insect” e “Plantnet”. Le trovate entrambe sia in App Store che in Google Play. Si tratta di app per l’identificazione di piante e insetti attraverso il riconoscimento visivo. Si fa una foto alla pianta o all’insetto et voilà: la classificazione non è mai stata così semplice e allo stesso tempo così complessa. Semplice perché in meno di un minuto avrete davanti tante possibili risposte, tutte molto verosimili, complessa perché -come sappiamo bene- la natura è molto generosa in quanto a fantasia e creatività, soprattutto nei dettagli, quindi in tanti casi farete fatica a cogliere l’identità esatta di ciò che state osservando. Potrebbe essere un insetto di una famiglia ricca di specie diverse ma molto simili o una pianta con una foglia similare a decine di altre piante. Insomma, come dico spesso, non sempre la semplificazione offerta dalle nuove tecnologie aiuta. Più vado avanti e più capisco che è sempre più vero, soprattutto perché riconoscere, identificare o classificare, non significa Sapere. Certo è che, come chi è stato per anni nel settore sa, una delle ambizioni principali legate all’intelligenza artificiale e al web semantico era proprio quella di dare un nome alle cose che non si conoscono facendo una semplice fotografia e una “emozione indirizzata” alle persone che non si sarebbero mai sognate di acquistare una cosa della quale non conoscono neppure l’esistenza. Poi è arrivata pure Alexa, ma ne parleremo in un altro post.

Sono approdata a queste due app per smartphone dopo averne trovate e provate diverse e, come ormai sapete, ne ho senza dubbio le versioni complete a pagamento e senza pubblicità (fondamentale questa scelta, soprattutto se si condivide il mezzo con i figli! Zero distrazioni, minimizzazione dei rischi). Costano molto? No. Potrebbero costare di meno? Sicuramente. Si arriverà ad una maggiore convenienza quando la concorrenza sarà maggiore. Chiaramente, se dovessimo cercare di raggiungere lo stesso obiettivo cercando in internet una cosa che non conosciamo o comprando tanti libri su questi argomenti svuoteremmo sia il tempo che il portafoglio, quindi -come sempre- bisogna esercitarsi a cercare di trarre il meglio che si può da quello che esiste, evitando di perdersi o di girovagare all’infinito. A me, che sono un utente esperto dalla fine degli anni ’90, succede anche su internet, quindi è fondamentale mettere a fuoco l’obiettivo.

Tornando a bomba su come questa roba può far parte dell’apprendimento (di tutti, a qualunque età), posso dirvi che entrambe le app offrono la possibilità, molto accurata, di catalogare i propri soggetti arricchendone la collezione con un’infinità di dettagli. Sta a voi e ai vostri figli cercare di fare goal con quello che vi serve, che più vi interessa o che volete conoscere. Questo approccio non va sottovalutato, altrimenti si rischia di diventare collezionisti di informazioni senza farne memoria o senza che abbiano un vero valore o uno scopo. Noi, ad esempio, stiamo usando Plantnet per capire cosa c’è di commestibile tra le “erbacce” del giardino e per arricchire l’erbario (del quale molti di voi aspettano ancora il post tutorial, lo so… arriverà!)

Concludo con un esempio -per darvi un’idea di cosa possa significare andare a goal quando si utilizzano certi strumenti- e vi lascio. Ieri, giocando a un vecchio memory Ravensburger, conservato dai tempi della mia infanzia, con Samuele abbiamo girato alcune carte che lo hanno molto incuriosito. Erano farfalle molto belle. Si intravedono in questa foto. Abbiamo usato Picture Insect per trovarne il nome e le caratteristiche, come se le avessimo viste posarsi su un fiore durante una passeggiata, e abbiamo scoperto che qui non le avremmo sicuramente viste perché si trattava di farfalle molto particolari presenti solo in Costa Rica. Proseguendo il nostro approfondimento, abbiamo cercato il Costa Rica sul nostro planisfero appeso al muro, ci siamo chiesti se lì era giorno o notte mentre noi stavamo chiacchierando e se si trovava a Ovest o a Est. Abbiamo anche pianificato di farne un paio di carta da appendere al soffitto e di poterne ridisegnare alcune con la tavoletta grafica per ideare dei biglietti di auguri. Insomma, alla fine la partita a memory è finita in trallallero, ma abbiamo portato a casa il più interessante e compatibile risultato di aver scoperto un pezzettino di realtà che forse non avremmo mai conosciuto.

Alla fine è arrivato papà Marco che, essendo stato in Costa Rica, e conoscendo bene queste farfalle con le quali in gioventù potè perfino passeggiare nella foresta, con fare umile e dimesso, fa: “Visto che belle queste farfalle? Io le ho toccate, le ho viste! Sono grandissime”. E’ partito così un altro filone narrativo, il cui culmine è stato toccato con questo video, che vi lascio.

Ecco, questo è un aspetto della tecnologia che io ritengo tanto amabile quanto pericoloso perché, in pochi minuti, si può essere sopraffatti oppure grati. E’ il nostro atteggiamento nei confronti dei mezzi (di qualunque natura essi siano) che li rende a nostro servizio utili e benvenuti e non il contrario. Educhiamo i figli al governo degli strumenti e al loro corretto utilizzo, non li abbandoniamo, non lasciamoli isolati, non ne abusiamo noi per primi. Ma anche, non demonizziamo, non alziamo muri, non neghiamo tutto ciò che, per forza di cose, farà parte della loro vita.

Il segreto -in ogni cosa della vita di ognuno di noi- non è mai nascondere o evitare quello che esiste, ma farne buon uso con senso critico e responsabilità. Un buon modo per iniziare può essere quello di chiedersi “Dov’è la Grazia, dov’è il dono in quello che sto facendo o sto utilizzando?” anziché farsi sopraffare dalla paura e dalla negazione.

Come dice sempre mio marito: “La paura non ci impedisce di morire ma di vivere.”

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