Education a 360° Tutti A Scuola Varie ed eventuali

La scuola è finita da un pezzo.

Oggi vi proponiamo un piccolo questionario prima di formulare una proposta adeguata e credibile sulla scuola del futuro. E' anonimo e piuttosto breve. Ci aiutate?

Come ho scritto anche nel mio ultimo libro “La Scuola Non Esiste” (lo trovate in vendita su Amazon a questo link), la parola “educare” deriva dal latino educĕre che significa trarre fuori, condurre.

Sarebbe un bel momento questo per chiedere a molti genitori, fondamentalisti della scuola statale a prescindere, cos’è la socializzazione. Cosa significa socializzare adesso, senza scuola? In cosa direste di riconoscere la necessità e il vero valore della scuola adesso che fisicamente manca? Dov’è finita la risorsa materiale da molti ritenuta “principale”, quella inevitabile sin dalla nascita, quella fondamentale per preparare i figli alla vita reale e al mondo? Ricordiamo poi per inciso e per cultura generale che in molti posti del mondo la scuola non esiste veramente e non per questo le persone che li abitano sono meno abili o meno capaci.

Come mai la scuola non è in grado di rispondere adeguatamente alla realtà corrente? Perché il governo non dà “direttive”, mi dicono. E’ la risposta più semplice, ma anche la più comoda. No, non è per questo. Il sistema annaspa, incespica, fatica a fare contenti tutti da sempre. Oggi elegge anche i genitori (fino a ieri ritenuti incapaci) a “tutori didattici” dei propri figli (guardiani? portieri? bidelli? presidi? di chi sono chiamati a fare le veci questi genitori ai tempi del Coronavirus?) e poi alla fine decide che per quest’anno… via, tutti avanti, semplifichiamo il grosso. A Settembre vedremo… E perché? Cosa si teme in fondo esattamente? Genitori + insegnanti + didattica a distanza (ho scoperto solo ieri che si è già trovato l’ennesimo acronimo anche per questa: DAD) non dovrebbe essere una triade quasi perfetta? No. Non lo è. Dopo anni di convegni sulla scuola digitale e settimane tronfie di imprenditori che in poche settimane hanno tirato su piattaforme tecnologiche quasi ad hoc per la scuola, passato l’entusiasmo della prima settimana, abbiamo capito che no. Non lo è. Non può esserlo. In questo modo i figli (che dovrebbero essere i più garantiti nel “diritto allo studio”, sventolato per anni dai fedelissimi dello Stato) vengono accerchiati, non educati. Non si conducono da nessuna parte, non si tirano fuori dal mucchio, non gli si dà una nuova chance, la possibilità di dire qualcosa, di fare diversamente, di avere un’opinione di merito o di crescere in una condizione che, proprio in virtù dei limiti, richiederebbe maggiore creatività, pensiero divergente, più empatia, più personalizzazione, più fiducia… per non dire radicali cambi di visuale, rottura di schemi consolidati, messa in discussione di tutte le dinamiche e di tutte le parti coinvolte.

Ho provato a chiedere qua e là, in questi quasi due mesi di quarantena, a qualche genitore preoccupato per il futuro della scuola e di cosa ne sarebbe stato secondo loro, come vedevano l’ipotesi di una didattica a distanza fatta di figli rinchiusi per ore nella loro stanza davanti a un pc, magari a seguire lezioni frontali per le quali già prima, andando a scuola fisicamente, non mostravano il benché minimo interesse, o forse nessuna inclinazione, diremmo noi. Ho provato a chiedere se queste implicazioni, nella testa di alcuni, avessero sollevato l’ipotesi di esplorare scelte educative diverse, alternative, o di provare a perseguire altre strade, e date le circostanze quali fossero gli aspetti principali che nonostante tutto li avrebbero fatti propendere lo stesso verso la conferma di una scelta nota, più o meno: la scuola statale.
In fondo, ho pensato, la scuola tra poco sarebbe comunque finita (nel nostro immaginario è finita da un pezzo, per la verità). Con l’estate di mezzo, quale migliore occasione per rifarsi certe domande, per dedicarsi a fare delle verifiche che coinvolgano tutta la famiglia, per chiedere in giro o anche solo per cogliere l’aiuto di chi sarebbe pronto ad offrirlo? Perché, nonostante tutto, continuare a non chiedersi se si può (sì, si può!) fare a meno della scuola così come la conosciamo, perché, come, quando? Perché, nonostante tutto, privilegiare l’inerzia affidata a chi tanto decide per noi (perché lo paghiamo! – alla stregua dell’amministratore di condominio) quando si potrebbe fare tanto per alleviare la sofferenza, la difficoltà, lo spreco e l’imbarazzo di questi figli che, in molti casi, accoglierebbero felici una scelta diversa, sentendosi chiamati in causa dai propri genitori, valorizzati nella dimensione dei loro desideri, scelti nella possibilità di esprimere un parere e di avere finalmente un’opinione premiata dall’ascolto attento e interessato di adulti generalmente troppo occupati? La risposta è abbastanza semplice: ancora una volta, in media, siamo troppo occupati e abbiamo fretta di trovare soluzioni che consentano a noi di tornare alla vita di prima e non ai nostri figli di scoprire la loro naturale vocazione all’apprendimento. Il centro del mondo siamo di nuovo noi, per motivi più o meno leciti, giusti, comprensibili, umani, per carità… fatto sta che non se ne parla neanche di prendere altro (null’altro!) in considerazione.

Ci vorrebbe un altro libro per sfogliare bene e fino in fondo tutte le sfumature delle conversazioni online avute in questi mesi e in vari contesti, per tanti diversi motivi, con molti genitori e diversi insegnanti, ma come sapete dai miei video ormai il mio tempo all’alba del mattino corre veloce e, anche questa volta, è quasi finito. Ci rivedremo se vorrete nei commenti e nel questionario – assolutamente anonimo – che vi lascio, prima di dirvi quali suggerimenti darei io se fossi in una task force governativa, intenta a riconsiderare la realtà avendo come obiettivo quello vero (e non quelli finti di garantire gli interessi degli insegnanti, quelli dello Stato e quelli dei genitori): rendere “la scuola di diritto” un’opportunità di apprendimento vero per i ragazzi, su misura, stimolante e creativo, quanto basta per accogliere tutti senza fare quasi niente, come diceva l’a me cara Maria Montessori, ma i più non lo sanno…

Di seguito, sintetizzo le domande più comuni che ho avuto occasione di fare. Premetto che parliamo di genitori, insegnanti, medici, giornalisti o commentatori vari che si lamentano delle ipotesi attualmente fatte dal governo ritenendole inadeguate (per tanti motivi), insufficienti, impossibili da adottare, livellanti, svilenti, standardizzanti, intempestive… insomma, gente che quello che dice la Azzolina & Co., direbbe la mia amata suocera perugina ottantaseienne: “Gne confà”.

  1. Com’è cambiata la socializzazione dei ragazzi senza scuola?
  2. A voi genitori cosa manca della scuola? Quale valore effettivo gli potreste riconoscere adesso che è venuta meno per come la conoscevate?
  3. Adesso che avete i figli a casa, la scuola vi sembra ancora una risorsa “principale”, necessaria? Perché?
  4. In questa emergenza/difficoltà state trovando i vostri figli preparati alla vita reale e al mondo?
  5. Come vi trovate a casa con loro a tempo pieno e cosa temete o pensate invece di valorizzare nel lungo periodo relativamente alla scuola?
  6. La triade genitori + insegnanti + DAD (varie altre risorse e strumenti) secondo voi sta funzionando? E’ una soluzione credibile in generale? E del lungo periodo cosa ne pensate?
  7. Avete mai considerato altre scelte educative, alternative alla scuola tradizionale, prima dell’emergenza Covid19? E adesso? E perché?
  8. Avete mai chiesto ai vostri figli cosa gli piacerebbe fare, per cosa si sentono portati e se hanno un sogno nella vita?
  9. Avete mai visto o capito cosa piace davvero ai vostri figli, per cosa sono portati e se vi sembra che abbiano un interesse particolarmente ricorrente per qualcosa o un hobby che li appassiona?
  10. Avete mai chiesto ai vostri figli se sono felici? Se non lo sono, cosa li renderebbe tali secondo loro e se lo sono perché?

Mi piacerebbe completare questa piccola ricerca con l’aiuto di chi vuole prima di lasciare in un altro post il mio piccolo e inutile contributo sul “futuro della scuola tradizionale” (…hai visto mai che ancora una volta lo leggono John Elkann e il nuovo direttore dell’Economist, come fu per il mio primo libro e diventa un caso con tante belle conseguenze!).

Se avete qualche minuto dunque, come scrivevo, potete aiutarmi con un piccolo questionario a risposte sintetiche, assolutamente anonimo, che trovate a questo link. I risultati verranno pubblicati su questo blog e sulla nostra pagina Facebook raggiungibile qui, con una proposta concreta per la nuova scuola. Non quella che serve a voi, perché possiate tornare presto e bene alla vostra vita, ma quella che tutti vorremmo per i nostri ragazzi.

Poco poco si avverasse faremmo quasi in tempo a ripensarci anche noi e torneremmo entusiasti ad affermare, senza alcun dubbio, che sì:

la scuola è davvero bella.

6 commenti

  1. Buongiorno, mi permetto di lasciare un commento perché i miei studi ed il mio percorso lavorativo mi portano a non ignorare argomenti importanti come questi. Personalmente, credo che la Scuola, quel “fare Scuola” è cambiato da molto tempo. Al nostro Stato non solo mancano le risorse economiche per rinnovarsi, ma continua ad ignorare una generazione, anzi due, quella dei nuovi insegnanti e quella dei nuovi studenti. Per far fronte ai cambiamenti ed ottenere ottimi risultati bisognerebbe in primo luogo ammettere e cogliere il cambiamento, in tutti i suoi aspetti, negativi e positivi. Favorire esclusivamente una didattica on-line è controproducente a mio parere, perché ignora una realtà concreta che continua ad esistere. Detto ciò, mi scuso per essermi dilungata troppo, assolutamente non si tratta di polemica, cerco sempre di instaurare una forma di dialogo costruttivo con chi coltiva i miei stessi interessi. Un Cordiale Saluto. 🙂

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