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Coronavirus: cronache di una settimana in quarantena volontaria.

Stare a casa si può. Con i figli ancora meglio. Come può, chi non poteva farlo, approfittare di un tempo di crisi per scoprire e riscoprire tante cose.

Iniziamo su questo blog una rassegna di post periodici su come vivere l’educazione, il tempo, l’apprendimento, la crisi, la chiusura delle scuole in tutta Italia, il cambiamento di abitudini e le necessità ordinarie in tempi di Coronavirus. Premetto che abbiamo deliberatamente aderito al programma cinese – e non italiano – di contenimento del contagio adottando da subito la quarantena volontaria (che ha peraltro lo stesso inizio della parola Quaresima) pur essendo tutti, almeno apparentemente, sani. Abbiamo immediatamente capito che, date le circostanze e la profonda incomprensione da parte di tutti di ciò che sta avvenendo in questo nostro mondo globale, sia l’unica vera forma di contenimento possibile per aiutare il nostro sistema sanitario nazionale, i nostri medici e operatori sanitari, i malati e i bisogni di cure urgenti, a non arrivare al collasso del sistema.

Nelle foto che lascio di seguito a memoria del nostro diario di bordo, abbiamo impiegato il nostro tempo e alimentato il nostro apprendimento, in ordine sparso, con le seguenti idee e attività:

– didò;
– puzzle;
– pungiball di palloncini appeso al soffitto per scaricare la tensione senza fare troppo rumore (siamo pur sempre in un condominio);
– colpo al bastone (messo uno spazzolone tra due sedie si cerca di farlo cadere colpendolo con una pallina di gomma);
– giochi vari con i ritagli di carta;
– stampe artistiche con le tempere e il sapone per i piatti;
– esperimenti su come concretizzare a vista il funzionamento dell’acqua piovana;
– mascherine con i cartoni delle uova;
– tanti, tanti, tanti libri;
– qualche gioco al tablet per finire Somorost e Botanicula (due giochi di cui vi avevo parlato in questo post);
– un paio d’ore (distribuite nell’arco della giornata) di film d’animazione e cartoni scelti;
– Lego a volontà (abbiamo costruito anche un camper per i soccorsi in caso di segnalazioni e trasporto di persone contagiate);
– stampa e plastificazione (così da renderli ripetibili infinite volte) di labirinti scelti da internet;
– coccole;
– macchinine e teatrini.

Siamo usciti in un paio di occasioni per qualche ora scegliendo solo contesti isolati, all’aperto e non affollati, con pranzo al sacco: un giorno siamo andati al castello di Santa Severa per far volare l’aquilone e un altro giorno, al parco sotto casa, abbiamo rotto le uova di dinosauro, preparate il giorno prima.

Siamo certi che in questo momento di grande difficoltà, ognuno possa trovare il suo equilibrio, non senza sacrifici, rinunce e sofferenze, e possa avere l’opportunità di un tempo donato che non va né perso né sprecato.

Per chi volesse unirsi in comunione spirituale con noi, ogni sera tra le 22.00 e le 23.00, recitiamo un rosario insieme.

4 commenti

    1. Abbiamo messo dei dinosauri dentro a dei palloncini. Poi li abbiamo riempiti d’acqua e li abbiamo lasciati a congelarsi nel frigo… 🙂 Ci vogliono circa 30 ore per farli “intostare” bene bene… poi dipende da quanto li fate gonfi chiaramente.

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